Svizzera, 11 maggio 2020

Gli italici tengono le frontiere chiuse mentre noi dovremmo…?

Basta far entrare tutti! Il permesso G non è un lasciapassare universale! Stop invasione!

I vicini a sud hanno decisamente passato il limite. La linea rossa, per usare un termine caro al loro connazionale KrankenCassis, è stata superata.

Ricordiamo che stiamo parlando di quelli che da oltre 5 anni ci prendono per il lato B sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Di quelli che ci invadono quotidianamente con 70mila frontalieri e poi hanno ancora la tolla di accusarci di razzismo. Eccetera eccetera. Ma l’ultima iniziativa italica è davvero allucinante. I vicini a sud hanno chiuso le frontiere e le tengono sigillate. Hanno fatto bene. Le frontiere devono poter essere chiuse. La politica migratoria di uno Stato la decidono gli organi democraticamente eletti di quello Stato lì. Non accordi internazionali del piffero. Non i funzionarietti di Bruxelles. Non i legulei stranieri della Corte di giustizia europea.

Loro chiudono e noi apriamo?

Però i vicini a sud, che hanno legittimamente chiuso i propri confini, pretendono dagli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) che spalanchino i propri valichi ai frontalieri. Tutti. Senza alcun controllo. Senza alcun filtro. Perché è intollerabile (?) che i permessi G debbano sorbirsi code in dogana!

In altre parole: noi italici vi blocchiamo tutti al confine. Voi svizzerotti da noi non entrate. Però i frontalieri li dovete fare entrare. Dal primo
all’ultimo e senza ostacoli. Perché voi non avete il diritto di impestare noi. Ma noi abbiamo il diritto di impestare voi!

Ed infatti, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, ricordiamo che il Ticino è stato IMPESTATO DALLA LOMBARDIA a causa delle frontiere spalancate. Lo stramaledetto virus cinese non è arrivato in casa nostra su un meteorite caduto da Marte.
Non solo lavoro

E’ manifesto che la situazione creata dal Belpaese è scandalosa. Far entrare indiscriminatamente in Svizzera chi ha un permesso di lavoro significa, è ovvio, creare un enorme flusso di transito transfrontaliero a senso unico tra Italia e Ticino. L’INVASIONE italica di questo sfigatissimo Cantone prosegue. Da notare che il permesso G permette agli “azzurri” di entrare in Ticino per qualsiasi motivo. Mica solo per lavorare. Anche per farsi una passeggiata o per fare shopping.

Ne abbiamo piene le scuffie di
farci prendere per i fondelli. Non solo la Svizzera non deve aprire ulteriori valichi ai frontalieri, ma l’afflusso di frontalieri deve rimanere sottoposto a stringenti controlli ed il più possibile limitato. Questo per ovvi motivi sanitari, certamente comprensibili anche alle autorità italiane che infatti li invocano ad ogni piè sospinto per
non fare entrare noi.

Che stiano a casa

I frontalieri non vogliono fare code ai valichi? Stiano a casa loro. Almeno la metà di essi è in esubero. Con la crisi economica ed occupazionale che ci aspetta per colpa dello stramaledetto virus cinese, non si faticherà di sicuro a trovare dei lavoratori ticinesi disposti a sostituirli. Specialmente nel terziario.

Con una faccia di tolla che non ha eguali i vicini a sud addirittura si permettono di convocare l’ambasciatrice di Svizzera per chiarimenti sui valichi non ancora integralmente aperti. Il passo l’ha compiuto un organo della Camera dei deputati. Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. E’ semmai la Svizzera che deve convocare l’ambasciatore italiano per dirgliene quattro sulle scandalose pressioni pro-aperture del governo di Roma istigato dai comuni italici della fascia di confine! Proprio quei Comuni che campano grazie ai ristorni che il governicchio cantonale si ostina a versare. Senza i ristorni, andrebbero in bancarotta.

Bisogna scremare

Siamo stufi di farci prendere a pesci in faccia da chi, se non ci fosse il Ticino, non avrebbe nemmeno la pagnotta sul tavolo. Basta calare le braghe e chinarsi a 90 gradi davanti a questa gente,
che poi se la ride di noi a bocca larga. E’ chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

Il permesso G, in regime di frontiere chiuse, NON è un lasciapassare universale. Proprio perché i confini sono CHIUSI, tra i frontalieri bisogna scremare. Alla grande. Alcuni possono entrare. Altri no. Di sicuro i 45mila frontalieri del terziario restano fuori. Anche se le aziende per cui lavorano riprendono l’attività. E non ce ne frega un tubo se poi i datori di lavoro starnazzano. Questi datori di lavoro, spesso italici, che hanno assunto frontalieri al posto di ticinesi, possono tranquillamente attaccarsi al tram.

Lorenzo Quadri / MDD

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