Ticino, 06 maggio 2020

Graduale riapertura dei confini, fra i deputati ticinesi c'è prudenza

La limitazioni per contenere il Coronavirus hanno messo in crisi molte coppie e molte famiglie, divise dal confine. E se ora in Italia la fase 2 permette di visitare i congiunti, dunque anche di riabbracciare i propri compagni di vita, diversa è la situazione per chi vive un amore “transfrontaliero”.

Stando alle norme italiane, non si dovrebbe poter attraversare la frontiera prima di inizio giugno, sempre che i contagi siano contenuti. Ma l’impazienza, ed è comprensibile, aumenta.

Del tema è si è parlato oggi a Berna, nella seduta straordinaria delle Camere. Il Consiglio Nazionale ha detto sì ad una mozione della sua Commissione della politica estera, con 129 sì contro 49 no e 5 astenuti, con l’obiettivo di riaprire gradualmente le frontiere per permettere non solo la libera circolazione bensì anche la riunione delle famiglie.

Da parte dei deputati ticinesi si è puntato lo sguardo sull’Italia e Karin Keller Sutter ha spiegato che la frontiera a Sud è tenuta particolarmente d’occhio.

Comunque, dall’11 maggio, l’ingresso e il soggiorno in Svizzera e l’accesso al mercato del lavoro saranno allentati. Il ricongiungimento famigliare sarà di nuovo possibile per gli Svizzeri e i cittadini dei Paesi dell’UE (anche se questo
non risponde al quesito sul fatto di poter passare la frontiera per andare a trovare qualcuno, si parla piuttosto di persone che attendono il permesso per venire a vivere coi parenti in Svizzera).

Quadri e Marchesi hanno chiesto delucidazioni sui frontalieri, domandando uno se non fosse meglio far entrare non tutti i 70mila frontalieri impiegati in Ticino, l’altro se a causa proprio del frontalierato le regioni di confine non rischieranno una crisi peggiore del resto del Paese. Keller Sutter li ha rassicurati osservando che con molte imprese chiuse solo una parte dei lavoratori italiani arriva quotidianamente in Ticino, e che solo chi avrà un permesso di lavoro potrà venire a lavorare, anche un domani.

Marco Romano ha voluto la certezza che si allenteranno le misure solo quando la situazione del virus in Lombardia sarà migliorata, con una indispensabile reciprocità, venendo a sua volta tranquillizzato.

A premere affinchè le frontiere vengano aperte per le famiglie sono stati diversi parlamentari anche di diversi schieramenti (l’UDC ha votato contro la mozione pensando alla questione soprattutto dal lato economico, ovvero non è d’accordo di rendere di nuovo possibile la libera circolazione: non sorprende dato che fra qualche mese si voterà proprio una sua iniziativa per abolirla).

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