Ticino, 20 aprile 2020

"Probabilmente le scuole riapriranno almeno una settimana dopo il resto della Svizzera"

Giovedì scorso il Consiglio federale ha presentato il suo piano per un progressivo allentamento delle restrizioni messe in atto per frenare la diffusione del Coronavirus. Il punto più discusso del piano annunciato dal Consiglio federale è sicuramente quella della riapertura delle scuole obbligatorie, prevista per l'11 maggio. Negli scorsi giorni sono in diversi, infatti, ad aver espresso dubbi sulla fattibilità di una riapertura delle scuole l'11 maggio. Ma se la situazione richiede la massima prudenza, allo stesso tempo i genitori che devono tornare a lavorare hanno bisogno di qualcuno che accudisca i figli, in particolare i più piccoli. Come fare ? Lo abbiamo chiesto al Consigliere nazionale e Municipale di Lugano Lorenzo Quadri, che nel suo ruolo sul Ceresio è responsabile delle scuole comunali.


Prima di tutto due parole sulla situazione attuale. Come municipale responsabile delle case per anziani di Lugano, hai sicuramente un punto di osservazione privilegiato sugli anziani, categoria che, come noto, è quella maggiormente interessata dalla pandemia in corso. Puoi descriverci la situazione attuale?

Chiaramente per gli anziani l’attuale situazione di isolamento sociale è pesante da sopportare. Soprattutto all’interno delle case per anziani, dove da svariate settimane non sono più possibili i contatti con parenti e volontari, ed occorre dunque ingegnarsi con sistemi alternativi (videochiamate, incontri attraverso la sala di vetro, eccetera). Le animazioni si svolgono in giardino con gli anziani che assistono dai balconi o dalle vetrate. Nelle residenze per anziani gestite dall’ente LIS (Lugano istituti sociali) ci sono stati, ad oggi, pochissimi casi di ospiti covid positivi, 11 su quasi 600 anziani, ed un solo decesso, mentre gli altri dieci risultano guariti. Fin dall’inizio l’emergenza è stata gestita con grande professionalità e cautela dal personale tutto, che ci tengo a ringraziare. E forse c’è stata anche un po’ di fortuna, che non guasta mai.

Dagli anziani ai giovani. Il Consiglio federale ha annunciato ieri la riapertura delle scuole obbligatorie l'11 maggio. La ritieni una data realistica?

Se l’economia riparte ed i genitori tornano al lavoro, qualcuno dei figli, soprattutto di quelli più piccoli, si deve occupare. Non so se l’11 maggio sia una data realistica: difficile formulare previsioni a tre settimane di distanza quando gli scenari cambiano da un giorno all’altro. Bisognerà vedere anche le esperienza fatte in altri paesi europei che nel frattempo hanno previsto la ripresa scolastica.

Mi sembra probabile che la riaperture delle scuole in Ticino verrà rinviata almeno di una settimana rispetto all’11 maggio. Detto questo, a mio parere, se alla data prevista sarà possibile fare scuola in sicurezza, è pensabile che le scuole riaprano. In caso contrario, tanto vale lasciarle chiuse e aspettare fino a settembre. Ritengo siano da evitare soluzioni intermedie e pasticciate, come la scolarizzazione a turni o altro. Le scuole o sono aperte o sono chiuse.


Cosa ne pensi, in generale, del piano del Consiglio federale presentato nei giorni scorsi?

Una ripresa graduale ed in sicurezza delle attività, osservando le regole di distanza sociale e di igiene accresciuta, ed indossando le mascherine, è l’unica opzione. I soldi non nascono per generazione spontanea. Il lockdown non può andare avanti a tempo indeterminato. L’economia deve ricominciare a muoversi e la gente a lavorare, altrimenti si muore di fame. A mio parere si sarebbe dovuta decretare l’obbligatorietà delle mascherine, la cui utilità nel frenare il contagio è manifesta e riconosciuta da oltre un secolo: lo si sapeva già ai tempi della spagnola! Ma la sanità svizzera, quella che costa 85 miliardi all’anno, quella dai premi di cassa malati stellari, non è stata fino ad oggi capace di procurarsi sufficiente materiale sanitario per tutti, malgrado abbia avuto mesi di tempo per prepararsi. Questo è gravissimo.

Nei giorni scorsi il vicesindaco di Chiasso Roberta Pantani e il sindaco di Lugano Marco Borradori hanno entrambi espresso l'opinione che bisognerebbe aspettare la Lombardia per riaprire, in modo da evitare nuovi contagi da persone provenienti dall'Italia. Cosa ne pensi?

L’economia deve gradatamente ripartire, ma senza spalancare le frontiere. La priorità nella riapertura la deve avere chi non occupa frontalieri, o ne occupa pochi. I 45mila frontalieri assunti nel terziario devono restare tutti a casa. I padroncini non vanno fatti entrare. E ovviamente, anche in senso inverso, niente spesa in Italia. Ai frontalieri “indispensabili” va controllata la temperatura in dogana. I datori di lavoro in generale dovrebbero misurare la febbre dei collaboratori ad inizio giornata.

A guardare le conferenze stampa della Confederazione, del Consiglio di Stato o la copertura dei media, la questione dei confini, dei controlli e del filtraggio ai valichi sembra essere diventata secondaria, quando è evidente che questo è un aspetto critico per gestire la pandemia in corso, soprattutto in regioni di confine come il Ticino. Cosa ne pensi?

Infatti. Il Ticino è stato impestato perché confina con la Lombardia in regime di frontiere spalancate. E’ dimostrato. La partitocrazia non ha voluto chiudere le frontiere per tempo, a fine febbraio, perché per i politicanti camerieri dell’UE la devastante libera circolazione delle persone conta più della salute pubblica. Adesso scontiamo il prezzo di quella scellerata non-decisione. Il ministro dell’interno (e quindi della sanità) socialista, il compagno Alain Berset, ancora adesso ripete l’immane scempiaggine che i virus non si fermano al confine. Per me la lezione del virus cinese è chiara: meno globalizzazione, cancellare la libera circolazione delle persone, ritorno dei controlli al confine. Ed è evidente che la colpevole dipendenza dell’economia ticinese da personale frontaliere, in particolare in settori strategici come quello sanitario, va drasticamente ridotta.

Proprio negli scorsi giorni si sono segnalati le prime code di frontalieri al confine e le prime riaperture, seppur parziali, di alcuni valichi secondari. Senza che ciò abbia provocato particolari reazioni da parte del mondo politico o dei media. Ti preoccupano queste prime riaperture del confine, peraltro da zone che negli scorsi giorni sono state interessate da un sensibile aumento dei contagi?

Certamente. L’economia deve ripartire ma, come detto, senza spalancare le frontiere. Se la casta, la partitocrazia ed i media di regime - ormai ridottisi al più completo servilismo filogovernativo (forse sperano di ottenere sussidi statali) - pensano che sarà possibile andare avanti come se niente fosse successo e far entrare tutti liberamente, vuol dire che questi signori non hanno capito nulla.

kc

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