Ticino, 16 aprile 2020

"Dovremmo riaprire insieme alla Lombardia"

È passato più di un mese dall'introduzione delle restrizioni dovute alla diffusione del Coronavirus in Svizzera e da alcuni giorni il numero di decessi e di contagi è cominciato a diminuire e, finalmente, si è cominciato a discutere di un allentamento delle misure. Ma, oltre ai numeri, com'è la situazione sul terreno? Come, e quando, si dovrebbe procedere verso la normalità? Siamo andati a chiederlo a Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso, comune che, vista la vicinanza con l'Italia, è probabilmente uno dei luoghi più esposti al contagio del Virus.

Signora Pantani, può descriverci la situazione dopo un mese di chiusura? La preoccupazione è ancora molto alta o le persone hanno cominciato a tranquillizarsi?

Siamo al confine con l’Italia e dal momento in cui anche nel Paese vicino a noi sono state decretate misure di chiusura più restrittive, ecco che anche a Chiasso abbiamo avuto un lockdown totale. A Chiasso oggi c’è in giro pochissima gente e la Polizia pattuglia il territorio per i controlli. La preoccupazione di una ripresa dei contagi è anche qui da noi alta – direi che non è il momento di essere tranquilli. Attendiamo le decisioni della Confederazione e del Cantone, anche se – questa è una mia opinione – per quanto riguarda il nostro territorio sarebbe meglio coordinarsi con la Lombardia.
 
I chiassesi, in generale, rispettano le direttive delle autorità? È soddisfatta dei suoi concittadini o si potrebbe fare meglio?

In un momento così difficile, fortunatamente i miei concittadini rispettano le direttive. Stiamo chiedendo sacrifici a tutti, perché la situazione abbia a migliorare e possiamo ritornare quanto prima ad una situazione di pseudo-normalità.
 
Una delle questioni maggiormente discusse è il controllo e il filtraggio al confine. Per lei che è di Chiasso, quindi proprio a ridosso del principale valico doganale, la situazione attuale la soddisfa o l'Amministrazione federale delle Dogane potrebbe fare meglio?

Non circolando più nessuno in Lombardia, oggi il traffico attraverso il confine è decimato. Se poi pensiamo che tutti (tutti!) i valichi secondari sono stati chiusi (nemo profeta in patria – si potrebbe dire!), le guardie di confine possono concentrare i loro controlli ai valichi principali e mi sembra stiano facendo un ottimo lavoro.

La città di Lugano, per limitare gli spostamenti, ha chiuso l'accesso a diversi luoghi pubblici. A Chiasso avete fatto altrettanto? Lo ritiene necessario?

Anche a Chiasso abbiamo proceduto alla chiusura dei parchi pubblici, limitato gli accessi alle piazze e chiuso gli orti comunali. Abbiamo ritenuto necessari questi interventi, perché il rischio di aggregazione in questi luoghi è elevato e la presenza di persone di varie generazioni è un rischio che va assolutamente evitato.

Cosa ne pensa del divieto, nel frattempo revocato, di fare la spesa per gli over 65 deciso dal Consiglio di Stato?

L’autorità l’ha detto e ripetuto più volte: quella degli over 65 è una categoria ad alto rischio di infezione da COVID19, con esiti purtroppo a volte letali. Non condivido la levata di scudi contro questo provvedimento, che mi è sembrato invece opportuno e intelligente. Ora questa misura è stata allentata: speriamo bene. Il rischio è grande e non vorrei avere ragione quando ormai è troppo tardi
 
Tolti i ritardi e le indecisioni iniziali, è soddisfatta dell'operato delle autorità cantonali e federali, o si aspetta di più?

Sono in generale soddisfatta per come è stata gestita e come viene tuttora gestita la situazione in Ticino. Un po’ meno di quella a livello federale: direi che all’inizio la situazione ticinese è stata fortemente sottovalutata e forse anche un po’ snobbata. Per fortuna la Confederazione ha cambiato rotta, anche perché i contagi hanno cominciato ad essere importanti anche oltre Gottardo.
 
Il Consiglio federale ha deciso di prolungare le restrizioni fino al 26 aprile, per poi procedere con un graduale allentamento. Condivide questa decisione?

Come detto precedentemente, per quanto riguarda il Ticino, la cosa migliore sarebbe quella di mantenere gli stessi termini della Lombardia. Se i nostri vicini riaprono verso il 3 di maggio, anche noi dovremmo pensare di allentare le misure solo dopo questa data.

Un allentamento che va pensato con tutte le precauzioni e con tutti i provvedimenti a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Il rischio di ripresa dei contagi, riprendendo la mobilità, è elevato, soprattutto se da una parte del confine si lavora e dall’altra no o vice versa. Il virus non è sparito, è lì tra di noi e basta un contatto sbagliato per riaccenderlo. Cerchiamo di evitarlo.  


kc

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