Sport, 09 marzo 2020

Coronavirus: "La nostra gente reagisce bene, c'è unità di intenti"

L’avvocato Enea Petrini, membro dell’ASF, a ruota libera sulla situazione che stiamo vivendo

LUGANO - Enea Petrini è membro dell’autorità di ricorso dell’ASF per le licenze da 26 anni. “Sono il più anziano del gruppo, sono entrato che avevo 25 anni”, afferma. Consigliere comunale a Lugano (“Non mi sono ricandidato”) nonché gran consigliere per la Lega dei Ticinesi, seguendo con grande apprensione la vicenda del coronavirus, l’epidemia che sta cambiando la nostra vita e rischia di stravolgere (o addirittura cancellare) anche i programmi dello sport nazionale. Con lui, grande appassionato, abbiamo cercato di fare il punto della situazione, proprio nel week end in cui le discipline più amate dal nostro pubblico, l’hockey e il calcio, sono fermi.

L’hockey e il calcio hanno deciso di fermarsi, pieno rispetto direttive del Consiglio Federale. I campionati minori, no. Qual è la sua posizione in proposito?
Come dichiarato dallo stesso Consiglio Federale, si è ritenuto opportuno vietare le manifestazioni con alto potenziale di rischio di contagio. Tra queste quindi, senza distinzione, anche le manifestazioni sportive con grande assembramento di pubblico. Per quanto concerne hockey e calcio, le rispettive federazioni hanno quindi scelto, preferendola alla possibilità di mantenere il calendario attuale con un pubblico limitato, di sospendere lo svolgimento dei campionati. Se il Consiglio Federale abbia fatto bene ad emettere una direttiva in tal senso e se la scelta delle federazioni sportive maggiori, così come tutte le altre associazioni ed organizzazioni, di farla propria applicando delle risoluzioni anche più restrittive (posticipo o annullamento), lo si potrà tuttavia valutare unicamente in un secondo momento. Alla decisione dei presidenti dei 20 Club della SFL di sospendere le partite fino alla fine di marzo, come soluzione preferibile a quella di giocare a porte chiuse, ha fatto eco e fa discutere quella che concerne il calcio regionale, i cui campionati si svolgeranno invece come stabilito. Anche qui una scelta della Federazione ticinese, comunque coordinata con il medico cantonale, a mio avviso equa, ritenuto che di rado gli spettatori sono in numero superiore a un paio di centinaia.

Si poteva agire in modo diverso?
Allo stato attuale, ritenute le ancora limitate conoscenze che si possono avere sull’espandersi del virus e volendo comunque evitare potenziali rischi di contagio, non si poteva fare altro che imporre uno stop anche alle manifestazioni sportive con grande assembramento di pubblico quali i campionati maggiori di calcio e di hockey.

Per la Svizzera sportiva è un brutto colpo. Questo è anche l’anno dei Mondiali di hockey… 
Rimanendo in campo sportivo, il COVID-19 è certamente un brutto colpo per molti paesi, per quanto concerne le manifestazioni con grande affluenza di pubblico sia nazionali che internazionali. Campionati nazionali di varie discipline, in Svizzera calcio e hockey in primis, ma anche i Mondiali di hockey 2020 in Svizzera, gli Europei di calcio 2020 dislocati in vari paesi e le Olimpiadi 2020 a Tokyo la prossima estate. Nessuno è immune dalle possibili conseguenze del Coronavirus. È qui più che mai necessaria, perché tutto possa essere gestito nel migliore dei modi, una grande sensibilità comune da coordinare a livello internazionale. Avrebbe infatti poco senso, visto il diffondersi del virus, vietare in Svizzera lo svolgimento di una partita di calcio con 3000 spettatori e a pochi chilometri dal confine, lasciarne svolgere una con 30'000.

Il virus non informa nessuno quando arriva. Come devono allora affrontare questa crisi i club?
Il COVID-19 ha colto tutti di sorpresa. Se ne sente parlare da qualche settimana oramai, ma è tuttavia ancora troppo presto per comprendere quale sarà la sua reale portata. Nato lontano dal nostro paese, è presto arrivato a colpire anche la Svizzera e paesi limitrofi. Finirà presto o come sostiene il medico cantonale, dovremo abituarci a conviverci? Nessuno al momento lo può prevedere. Giusto allora essere ottimisti o pessimisti? Nel dubbio, si sceglie quindi il male minore, che comprensibilmente è quello di sacrificare gli interessi economici e sportivi al fine di
tutelare la salute pubblica. Sono però gli interessi economici che possono mettere in seria difficoltà i clubs, magari non nell’immediato ma certamente a medio termine. Posticipare gli incontri di campionato, vuoi addirittura annullarne lo svolgimento, significa infatti da una parte maggiori costi ma anche minori introiti. Come spesso succede, la soluzione ai problemi, o almeno la ricerca di una soluzione, la si trova più facilmente unendo le forze. Qui le federazioni sportive sono certamente di aiuto, per coordinare la gestione di un caso eccezionale come quello che stiamo vivendo e pronte, assumendosene la responsabilità, a prendere delle decisioni spesso oggetto anche di pesanti critiche.

Il calcio, del quale lei si occupa, come può fare per non avere grosse perdite economiche?
Eventi straordinari e imprevedibili possono avere come conseguenze, magari non nell’immediato ma la stagione successiva, una possibile diminuzione dei diritti televisivi o degli sponsor o ancora con la difficoltà di ottenere le garanzie di terzi chiamati magari già a far fronte a importanti contributi. La soluzione starebbe quindi nell’avere la maggior parte degli introiti già garantiti, per poter soddisfare in ogni caso gli impegni finanziari correnti. Eventualmente si potrebbero ipotizzare delle adeguate coperture assicurative, ma generalmente queste prevedono l’esclusione in caso di fattori terzi di grande postata.

È giusto e pensabile l’annullamento dei campionati?
Si deve essere consapevoli che non si può posticipare in eterno. E d’altronde anche il posticipo ha i suoi limiti. Un breve periodo è sostenibile e il ritardo recuperabile, ma ogni campionato ha le sue scadenze. Immaginiamoci anche solo due mesi di stop del campionato di hockey. Non è certo ipotizzabile far recuperare le partite perse concentrandole nel breve periodo residuo. Anche per il calcio, a giugno il campionato deve fermarsi – se, come si spera, potranno svolgersi regolarmente- per i campionati Europei, e poi vi è il periodo estivo.

A differenza dell’Italia, dove la stampa e le società di calcio sembrano non capire la gravità della situazione e fa pressioni per non giocare a porte chiuse, la Svizzera ha dimostrato grande tempestività e maturità. È d’accordo?
Certo, sono d’accordo. In effetti sorprende la poca attenzione e coerenza dell’Italia, in particolare se si considera che è tra i Paesi al mondo tra i più colpiti. Si chiudono le scuole ma non si sospende il campionato. Il nostro Paese ha invece dimostrato maggior coraggio e soprattutto ha posto gli interessi finanziari in secondo piano, tutelando in primo luogo e al meglio la salute della comunità.

Questo è anche un momento in cui la gente, sportiva o meno, deve pensare che la vita sta cambiando. Non è semplice… 
Non sarei così catastrofico. Stiamo affrontando un problema che, è vero, non avremmo mai immaginato potesse raggiungere questa ampiezza, ma non ritengo che da qui in avanti la nostra vita ne verrà cambiata. Sorprende invece, in positivo, la reazione della gente, che, in un momento certamente difficile in particolare per la mancanza di certezze legate al COVID-19, fatto salvo casi isolati, accetta comunque con calma e comprensione le scelte che vengono fatte dagli organismi competenti.

A.M.
 
 

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