Sport, 06 marzo 2020

“Non ci diamo la mano, ma è calcio… il rischio di ammalarsi c’è. La disoccupazione? C’è preoccupazione”

Jonathan Sabbatini, capitano del Lugano, ci ha raccontato come i bianconeri stanno vivendo questo momento di stand by del campionato

LUGANO – Niente hockey, niente basket e niente calcio, almeno a livello élite. Lo sport svizzero si è fermato, lo sport svizzero è in attesa di capire cosa accadrà e come evolverà la situazione relativa al Coronavirus. Al momento tutte le varianti sono aperte: si tornerà a giocare normalmente nel giro di qualche settimana (complicatissimo), si giocherà a porte chiuse (plausibile, anche se si perderebbe il fascino della sfida e delle tifoserie) o i vari campionati verranno interrotti e/o annullati? Soltanto nelle prossime settimane potremo sapere cosa accadrà.

Nel frattempo la Swiss Football League ha deciso di prendersi tempo e, sfruttando anche la pausa per le nazionali di fine mese, ha deciso di fermare i campionati di Super League e Challenge League – in realtà nel weekend non si giocherà neanche in Promotion League e in Prima Lega – fino a inizio aprile. Per il calcio regionale, invece, la responsabilità ricadrà sui singoli Cantoni. “Non sappiamo neanche noi cosa potrà accadere e anche allenarsi e affrontare le settimane in questo modo non è facile – ci ha raccontato Jonathan Sabbatini – Per fortuna che sabato giocheremo un’amichevole perché non disputare mai una partita è davvero frustrante e complicato”.

Anche perché dovrete affrontare una pausa forzata di un mese…
Esattamente. Ci hanno detto che la partita col Basilea si dovrebbe giocare quasi sicuramente, ma restiamo in attesa di capire cosa accadrà davvero. Tutta questa situazione mette un po’ di ansia in tutti noi: certo io ne posso approfittare per recuperare dall’infortunio, affrontando di fatto una nuova preparazione fisica, ma a livello di squadra non tornare in campo subito è un fatto negativo. Dopo la vittoria con l’YB avevamo trovato la giusta fiducia.

Come state affrontando questi giorni di allenamento dunque?
Lavoriamo intensamente, lavoriamo al 100%, ma non è tanto il fattore fisico ma quello mentale a fare la differenza: di solito ti alleni con la prospettiva della partita. Ora evidentemente quella cosa manca…

Il calcio è uno sport di contatto. Condividete, tu e i tuoi compagni e lo staff tecnico, lo stesso spogliatoio. Non emerge mai la paura di potervi ammalare?
Non c’è preoccupazione per la malattia in sé per sé, perché per fortuna non è una malattia grave. Certo bisogna curarsi, ma se non hai problemi pregressi non dovresti avere grossi problemi. La paura è quella che se ci ammaliamo… salta tutto. Dovremo andare in quarantena, la squadra non potrebbe scendere in campo e il campionato verrebbe giocoforza fermato o annullato.

In Serie A hanno deciso, oltre alle porte chiuse, di controllare ogni giorno i giocatori tramite tamponi. È così anche qui da noi?
No, per ora non abbiamo il tampone obbligatorio ogni giorno.

Come prevenite qualsiasi rischio?
Ci si saluta senza darsi la mano, si parla stando un po’ distanti, ma alla fine come hai detto giustamente tu prima: il nostro è uno sport di contatto, dividiamo lo spogliatoio e quindi nel caso potremmo ammalarci senza grossi problemi se qualcuno di noi dovesse essere contagiato.

Sembra di vivere in un mondo parallelo rispetto a un mese fa: anche le abitudini personali sono modificate…
Certamente. Per esempio dobbiamo evitare i luoghi affollati. Ogni ditta prende i propri provvedimenti, c’è chi fa lavorare da casa i suoi dipendenti, chi li divide ma noi… noi giochiamo a calcio e non possiamo fare altrimenti che stare comunque tutti assieme.

Tutta questa situazione sta creando e potrebbe creare un danno economico importante alle società e ai giocatori. Il presidente Renzetti pochi giorni fa ha detto che potrebbe esserci il rischio che qualche giocatore si debba iscrivere alla disoccupazione…
Non ho letto l’intervista ma ne ho sentito parlare. Non è una situazione facile. Noi cerchiamo di non pensarci, ma è innegabile che qualche preoccupazione anche da questo punto di vista c’è.

Porte chiuse o sospensione del campionato. Quale pensi possa essere la via giusta?
Se sospendi ora come decidi chi mandare nelle coppe europee? Chi retrocede? La Super League dovrebbe passare a 12 squadre… come le determini? Non sarebbe corretto fare tutto a tavolino, anche perché mancano ancora tante partite, mancano due mesi e tutto può cambiare.

Quindi… porte chiuse…
È chiaro che da calciatore giochi per la passione e la passione è data anche dal tifo, ma se si dovesse decidere di concludere la stagione in questo modo dovremo accettarlo.

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