Ticino, 05 febbraio 2020

“La burocrazia sta uccidendo l’agricoltura del Ticino”

*Articolo dal Mattino della Domenica. Di A.L

Il viandante che sale dalla Bassa percorrendo la strada di campagna verso San Vittore si trova al cospetto di una natura ancora rigogliosa che si stende per un paio di chilometri. Alla sua destra s’intravvedono delle case che tradiscono la presenza umana; piccoli appezzamenti ben curati in mezzo ad un verde vivo, sui quali non è inusuale scorgere mucche, capre, asini, qualche pecora e un vecchio “stanco ma indomito” cavallo chiamato Kalinka (dalla canzone russa più famosa di tutti i tempi e scritta nel 1860 dal compositore Ivan Petrovic Larenov). Poi, improvvisamente, all’orizzonte si stagliano un capannone ed un complesso abitativo. Tanta roba: una decina di maiali, 40 vacche da latte, oltre un centinaio di capre e altrettante galline.

Qua e la trattori, trucks e balle di fieno accuratamente accatastate sotto tettoie di legno. Fra i rumori di animali e mezzi di lavoro, si confondono le voci di tre uomini. Siamo nell’azienda agricola di Claudio Gemetti, radici bellinzonesi (“ patrizio di Lumino” dice ridendo) e uomo per certi versi sorprendente per via del suo percorso professionale. Sulle prime incute timori riverenziali ma poi, presa la necessaria confidenza, esprime bonarietà e simpatia. Spirito libero, capace di esprimere concetti progressisti come reazionari, parla con orgoglio dell’unica figlia generata e si incupisce quando “getta”metaforicamente parlando uno sguardo sul mondo di oggi e sul futuro, in particolare quello dell’agricoltura ticinese. Lui che un giorno, impiegato di Banca Stato a Bellinzona, decise di mollare tutto e dedicarsi ad un’antica passione: la terra, “il luogo in cui si svolge la vita dell'uomo, in contrapposizione al cielo: quivi è la sapienza e la possanza”. Ma il santo è valso la candela? Claudio dice che rifarebbe tutto, anche se non nasconde una profonda delusione per quanto sta accadendo nel suo mondo, sempre più“calpestato” dalla politica. Ma facciamo un passo indietro, a quella scelta epocale…

Claudio: perché un cambio di professione così netto?
 

Debbo dire che l’agricoltura è sempre stata la mia passione. Ma la cullavo da fuori, senza poterla toccare con mano come avrei voluto. Lavoravo in banca e con il tempo mi accorsi che lì dentro il merito non contava niente. Chi era del partito giusto andava avanti o si prendeva i migliori lavori. Mi sentivo frustrato e non mi davano spazio. Impiegai qualche tempo per capirlo ma alla fine, dopo attenta riflessione, mi decisi al grande passo e lasciai la Banca dello Stato, l’istituto in cui ero impiegato. Non fu un cambiamento sofferto: mi ero stancato di quell’ ambiente ingessato e ipocrita.All’inizio, immaginiamo, non fu facile.
 

Conoscevo la base ma non avevo esperienza. Ho dunque dovuto partire da zero, pagando l’affitto di un terreno in zona San Vittore. All’inizio avevo quattro o cinque mucche. Ma avevo addosso tanta voglia di voltar pagina e di lavorare da uomo libero, senza dover più obbedire a nessuno. Non sa quanto sia gratificante, anche se questo mestiere non ti lascia tempo e spazio. Si deve lavorare 365 giorni l’anno e 24 ore al giorno se vuoi ottenere dei buoni risultati. Vacanze? Pochissime. Conosco gente che non ne ha mai fatte! Tanto sacrificio, insomma…

Oggi Claudio Gemetti è un piccolo imprenditore agricolo soddisfatto.

Se considero come sono partito e dove sono arrivato, beh, posso essere senz’altro contento. Soprattutto del fatto che nessuno mi ha mai regalato niente. Come ho detto prima ho cominciato con dei terreni in affitto.

Oggi la situazione è cambiata. Ma non sono tutte rose, anzi… Si spieghi.
 

Oggi l’agricoltura nostrana è mantenuta dallo stato. Per chi la fa ci sono troppi paletti e aspetti burocratici che ne frenano la crescita. I controlli, tanto per fare un esempio, sono esasperanti e alla fine inducono qualche paesano a desistere e a vendere tutto. E che dire dei tagli ai piccoli agricoltori che si vedono annullare i sussidi per delle banalità o delle piccole questioni amministrative che potrebbero essere risolte con il buon senso? La burocrazia sta uccidendo la nostra agricoltura, questa è la morale. La formazione? Meglio non aprire uno spinoso capitolo.

E chi dovrebbe difendere gli interesse dei contadini?

Debbo dire che il nuovo segretariocantonale Sem Genini lavora con passione e competenza. Lui conosce bene la materia. Ma non è facile muoversi fra la categoria e la politica. Un compito improbo e che non sempre, in passato, è stato fatto con coerenza e coraggio, soprattutto nelle scelte. Ci sembra di capire che lei ce l’abbia con la politica Tanti bei discorsi ma alla fine non c’è progettualità. Prendiamo per esempio le importazioni. Lo sa che dall’estero arrivano alimenti inquinati? Eppure questi prodotti vengono venduti anche qui. I controlli sanitari sono un optional. Poi per non parlare dei metodi di allevamento e di macellazione... Non da ultimo liberiamo da fastidi e grattacapi i lautamente pagati veterinari cantonali e federali.
 

E il futuro non sembra promettere nulla di buono… 

L’agricoltura è un po’ lo specchio del mondo. Una società in perdita di velocità, senza certezze e iniziative che ridiano speranza. Sono preoccupato, non lo nego. In Ticino ormai la professione del contadino comincia a sparire: le possibilità di lavoro per tutti sta scemando, prevalgono i grandi imprenditori, che praticano la professione guardando unicamente al business e senza curarsi dell’essenza, della terra… E intanto i boschi sono ridotti male… Esatto. Sono incolti e abbandonati. Eppure paghiamo fior di soldi il personale forestale. I boschi, insomma, fanno schifo. E non sto affatto esagerando.
 

L’ultima stilettata è per l’Ustra…
 

Il progetto di rinaturazione della Bassa è un’ulteriore prova dell’arroganza della politica che delega allo stato questo tipo di azioni. E l’Ustra si è sempre rifiutata di presentare il progetto con informazioni chiare e precise e soprattutto comprensibili alla popolazione. Un atto da veri e propri balivi. Altro che compensazioni ambientale. La strada che il viandante riprende per salire verso San Vittore paese diventa arida e infida. Improvvisamente, ai suoi occhi compare il nuovo Centro di controllo per veicoli pesanti, progettato e realizzato dall’Ufficio federale delle strade (USTRA). L’uomo ancora una volta ha calpestato la natura. Sino a quando potrà farlo?
 

*Edizione del 2 febbraio 2020

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