Mondo, 05 febbraio 2020

I dipendenti scappano in Svizzera e il ristorante deve chiudere

Venerdì a pranzo, il ristorante Jacques Alexandre di Morteau, cittadina francese poco lontana dal canton Neuchâtel, ha servito i suoi ultimi piatti. Dopo pranzo, il proprietario ha sgomberato i locali e messo la chiave sotto lo zerbino all'entrata. Ora il suo ristorante è in liquidazione. Ma il problema che ha portato alla chiusura del ristorante non era la qualità del cibo offerto, né mancavano i clienti. La cucina offerta non era in discussione. E quindi perchè chiudere? "Il personale è partito per la Svizzera", riferisce il quotidiano "Le Parisien", in un articolo ripreso dai media romandi.

“Siamo a dieci minuti di auto dalla Svizzera. Lì, un dipendente può moltiplicare il suo stipendio per tre. È normale attraversare il confine in queste condizioni. E per me è impossibile competere con gli svizzeri, che hanno molte meno spese", ha commentato il proprietario Jacques Barnachon al quotidiano francese.

"All'inizio, dodici persone lavoravano qui, alla fine, erano solo in cinque. Poi fu il capo a dimettersi. È difficile per me, questo ristorante era il mio bambino", continua Barnachon.

Barnachon poi fornisce un esempio specifico di come, per lui, sia impossibile competere con gli stipendi svizzeri. “Pago un cameriere 1380 euro per 35 ore. Guida dieci minuti e raddoppia il suo stipendio in Svizzera! Come faccio a rimanere competitivo?".

Il ristoratore considera la situazione paradossale. Essere situati vicino al confine ha un vantaggio per un ristorante: può attrarre clienti svizzeri e il potere d'acquisto dei lavoratori transfrontalieri è superiore alla media nazionale. Ma non puoi servirli senza manodopera. Negli ultimi sei mesi Jacques Alexandre ha dovuto rifiutare da 20 a 30 persone ogni giorno perchè non c'era abbastanza personale per servirli.

Barnachon gestisce un altro ristorante, L’Étang du moulin, a Bonnétage, non lontano da Morteau. Non ha lo stesso problema perché perchè il ristorante, con la sua stella Michelin, "rimane attraente per i giovani che desiderano avvicinarsi alla grande gastronomia".

Quindi cosa fare per gli stabilimenti meno eleganti? "Per me, la soluzione sarebbe quella di stabilire una zona franca per alleggerire le spese lungo il confine svizzero", ha detto il ristoratore. Ma poi dove porre il limite di quest'area, mette in discussione l'ex sindaco di Morteau e vicepresidente dell'Assemblea nazionale Annie Genevard in "Le Parisien". Per lei, questo non è il percorso da seguire. Resta quindi da trovare un'altra soluzione. Sempre che gli svizzeri non la trovino prima loro...

Guarda anche 

Incendio di Nantes, il principale sospettato ha confessato

È reo confesso il volontario ruandese arrestato quale principale sospettato di aver appiccato l'incendio nella cattedrale di Nantes una settimana fa. "...
26.07.2020
Mondo

Libera circolazione: la casta ci fa il lavaggio del cervello

Ancora una volta, la stampa di regime ed i galoppini della SECO pensano di prendere la gente per i fondelli. E lo fanno, ma guarda un po’, in prospettiva della vota...
12.07.2020
Svizzera

Gli scontri tra ceceni e nordafricani in Francia, spiegati

Sono scene di guerra civile quelle che provengono dal capoluogo della provincia francese della Borgogna, Digione, e che stanno ormai andando avanti dalla sera dello ...
18.06.2020
Mondo

Guerriglia a Digione tra bande di ceceni e di africani, almeno sei feriti

Da venerdì la città francese di Digione è teatro di scontri tra la comunità cecena e quella africana a causa di un pestaggio di un giovane cec...
17.06.2020
Mondo