Sport, 23 gennaio 2020

“A Lugano ho fatto degli errori… Il ballo e la cucina: dopo l’esonero ero carico”: Celestini parla del suo addio

L’ex tecnico dei bianconeri si è raccontato, spiegando anche il perché abbia accettato la panchina del Lucerna e come si sia ben inserito nell’ambiente ticinese

LUCERNA – La scorsa primavera era l’allenatore che per la seconda volta in tre anni aveva riportato il Lugano in Europa League, pochi mesi dopo Fabio Celestini è stato messo alla porta dal club bianconero. Una decisione sofferta quella presa da Angelo Renzetti, che aveva sempre creduto nell’ex tecnico del Losanna, ma dettata dagli scarsi risultati e dal brutto atteggiamento messo in campo dalla sua squadra.

Celestini, però, è rimasto poco tempo a spasso, tanto da legarsi al Lucerna. L’ex allenatore bianconero si è raccontato in una bella intervista rilasciata al “Blick”, nella quale ha toccato diversi punti relativi alla sua esperienza bianconera. “Dopo l’esonero sono stato prima in Spagna a visionare gli allenamenti del Valencia, poi a Panama con mia moglie e mia figlia – ha spiegato – Ho avuto il tempo di analizzare quanto fatto a Lugano e ho capito che abbiamo fatto un buon lavoro durante la stagione, sia in partita che durante gli allenamenti, ma prima dell’avvio della stagione ho commesso degli errori: bisognava prendere decisioni importanti assieme al club e non le abbiamo mai prese o chiarite”.

“Dopo l’addio al Losanna ho rischiato
il burnout, perché sia quando ero lì, sia dopo, pensavo al Losanna 24h su 24, invece a Lugano sono stato molto meglio. Ho capito che dovevo ritagliarmi del tempo anche per me stesso e lo occupavo o cucinando a casa, oppure ballando: mi ero iscritto a un corso di latinoamericano e stavo molto bene. Lì non ero Celestini, l’allenatore, ma Fabio, uno degli iscritti al corso. Le persone lì volevano solo ballare, non parlare di calcio e questo mi ha aiutato molto”, ha sottolineato.

Infine Celestini ha voluto fare un paragone tra la sua nuova realtà, il Lucerna, e il passato, il Lugano, sia dentro che fuori dal campo: “Lo stile di gioco resterà lo stesso, ma cambieremo qualcosa dal momento che i giocatori non sono lì stessi: devo essere io a sapermi adattare a ciò che ho tra le mani. A Lugano non avevo giocatori per poter mettere pressione per 90’, quindi eravamo più difensivi rispetto al mio Losanna: vedrò come riusciremo ad adattarci qui a Lucerna. Inoltre qui c’è più disciplina, perché le gerarchie sono più chiare: i giocatori non mettono in discussione tutto, mentre in Ticino o in Svizzera romanda questo non avviene”.

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