Sport, 14 gennaio 2020

Da bomber nazionale, a “nemico dello Stato”: Hakan Sükür fa l’autista di Uber negli USA

Il 48enne, eroe nazionale della Turchia negli anni 2000, sta combattendo per donare una vita serena alla famiglia, dopo che i suoi beni sono stati confiscati da Erdogan

NEW YORK (USA) – 110 partite con la maglia della Turchia, una medaglia di bronzo al Mondiale 2002, 1 Coppa Uefa vinta col Galtasaray e otto volte campione turco: Hakan Sükür è stato la leggenda in assoluto del calcio del suo Paese. C’era anche lui in campo durante quel playoff disputato a Istanbul che permise alla Svizzera di qualificarsi per il Mondiale tedesco del 2006.

Sükür era ed è una leggenda del calcio turco, ma il suo Paese gli ha voltato le spalle, dichiarandolo persona non grata, un nemico dello Stato. È accusato di aver partecipato al tentato colpo di stato del 2016 che aveva come obiettivo quello di rovesciare il governo del presidente Erdogan. Sükür ha sempre negato ogni suoi coinvolgimento, anche se non ha mai fatto segreto che l’attuale numero 1 turco non gli piace.

“Sono diventato un nemico del governo, non dello Stato e non della nazione turca – ha spiegato al “Welt am Sonntag” – Adoro il mio Paese e la mia bandiera. Io sono nemico di una politica sbagliata e di un atteggiamento che mira a staccarsi dall’Occidente”.

Parole che Sükür ha sempre affermato e che gli sono costate care, carissime: Erdogan, infatti, ha distrutto la sua vita. Nel 2011 l’ex calciatore decise di unirsi all’AKP, il partito dell’attuale presidente, ma quando si accorse che le idee non rispecchiavano le sue si dimise, nel 2013. Da lì in poi la sua vita è praticamente finita.

Lui, la moglie e i figli furono minacciati, il padre arrestato, costringendo l’ex Inter – tra le altre – a fuggire in America. “Avevo investito tutte le mie risorse in Turchia, ma tutto ciò che avevo è stato confiscato e non mi è rimasto nulla al mondo”: per sopravvivere ha fatto l’autista di Uber e il venditore di libri.

“Mi auguro che le cose cambino anche per la Turchia. Per farlo avremmo bisogno del supporto di Paesi influenti. Tutti devono lottare assieme per la democrazia e la libertà”, ha concluso.

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