Svizzera, 28 novembre 2019

Ai frontalieri verranno tagliati gli assegni famigliari (e oltreconfine ci sono già i primi mugugni)

Gli assegni familiari versati a lavoratori non domiciliati in Svizzera dovrebbero essere calcolate in base al potere d'acquisto del paese. Il Comitato per la sicurezza sociale del Consiglio degli Stati (CSSS-S) ha accolto, di misura, un'iniziativa parlamentare dell'UDC in tal senso.

Con 6 voti favorevoli e 5 contrari, è stato approvato il testo di Verena Herzog (UDC/TG) e, grazie a questo via libera, la Commissione nazionale può ora sviluppare un progetto concreto.

Herzog vuole evitare il versamento di quote troppo elevate rispetto al potere d'acquisto del Paese in cui vive il bambino. Secondo il parere del comitato, la sua iniziativa solleva un punto importante.

Il testo propone di ridurre il minimo previsto dalla legge sugli assegni familiari a 100 franchi. In parallelo dovrebbe essere introdotto un supplemento di 100 franchi per compensare lo svantaggio in termini di potere d'acquisto delle famiglie con bambini domiciliati in Svizzera.

La decisione del CSSS-S avrà ripercussioni soprattutto sui lavoratori frontalieri e non sono mancate le prime reazioni negative sul versante italiano. Lo riferisce ilGiorno di Como, che, citato dal portale Ticinonews, riporta le parole di Angelo Orsenigo (PD), consigliere regionale della Lombardia che, insieme al collega Samuele Astuti, ha criticato questo cambiamento. "È vergognoso e impensabile che si proceda con una decurtazione di un diritto acquisito dei lavoratori" dice Orsenigo e aggiunge "i nostri frontalieri andrebbero a perderci ed è un'ingiustizia". Secondo Orsenigo è una questione da paragonare alla spesa che i ticinesi fanno oltre confine. "È come se noi pretendessimo di alzare i prezzi dei prodotti dei nostri supermercati". 

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