Svizzera, 27 novembre 2019

Lavora all’aeroporto, quindi ha diritto all’asilo

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva negato l’asilo a una donna somala presentatasi a Chiasso lo scorso 6 agosto. Ma non aveva preso in considerazione il fatto che la donna lavorava all’aeroporto di Mogadiscio. E che quindi, in tale veste, fosse a rischio di ripercussioni da parte del gruppo terroristico islamico Al-Shabaab. Quindi il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha accolto il ricorso presentato per conto della donna somala dalla giurista di SOS Ticino Cinzia Chirayil ed ha annullato la decisione della SEM.

Nella sentenza pubblicata oggi dal TAF si legge che la donna, cittadina somala di etnia araba, aveva raccontato di aver lasciato il suo Paese dopo essere stata sottoposta a pressioni e minacce da parte di Al-Shabaab in ragione del suo impiego presso l’aeroporto di Mogadiscio. Queste persecuzioni, secondo il racconto della donna, erano da ultimo sfociate in un attentato costato la vita a suo marito. In quell’occasione la donna avrebbe anche sofferto un’interruzione di gravidanza. Lo scorso 30 settembre la SEM aveva deciso di ammettere provvisoriamente la donna in Svizzera, vista l’inesigibilità dell’allontanamento verso la Somalia, ma di respingere la sua domanda d’asilo.

Una decisione sbagliata per il TAF, secondo cui “in effetti, le persone sospettate di lavorare all’aeroporto di Mogadiscio, parrebbero rientrare in una categoria di individui a rischio di trattamenti pregiudizievoli sia da parte di Al-Shaabab che da parte di altre persone”. La SEM, secondo i giudici, non avrebbe considerato questo aspetto ed avrebbe così violato il diritto della richiedente di essere sentita. Il ricorso è dunque stato accolto e il dossier è stato rinviato alla SEM per la pronuncia di una nuova decisione.

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