Mondo, 25 novembre 2019

L'artista ticinese a Venezia, "la città è un cimitero dove regnano buio e silenzio"

L’artista Sferico, che ha uno studio a Venezia, ci racconta come l’alta marea della scorsa settimana ha messo in ginocchio la Serenissima.“Dai racconti dei vicini di casa nel 1966 la marea di 194cm era stata meno burrascosa e violenta anche se di 7cm superiori, questa volta abbiamo avuto danni di ogni genere per la violenza, tre vaporetti affondati, motoscafi e gondole scaraventate sulle rive, vedi foto di una barca in una calle. Alla Riva degli Schiavoni, le balaustre in pietra d'Ischia rotte e anche il monumento ai partigiani portato via dalla furia del mare”.

Da quanto tempo hai casa a Venezia, Che danni hai subito?

Ho perso tutto, restano i muri e i mosaici vetrosi che rivestono le forme organiche della zona acqua e pavimenti. Quando l’avevo acquisito, cinque anni fa, era un magazzino abbandonato, ma con potenziale. Come architetto ho praticato un restauro conservativo, concepito come una piscina all'inverso, impiegando nuovi materiali di consolidamento parietale e idrorepellenti, usati anche nelle gallerie. Avevamo installato paratie sulla calle e sulla corte interna calcolate per un livello di 168cm. Il blackout elettrico ha messo fuori uso le pompe di evacuazione, quindi i livelli dell'acqua degli interni al piano terra, anche se rialzati, si sono livellati a una marea fuori controllo di 187cm.

Una vicina di casa veneziana mi ha telefonato verso mezzanotte e sono partito all’istante, lasciando i preparativi dell'esposizione in Cina, per far fronte all'emergenza. I restauri erano ultimati da poco e avevo cominciato a scolpire un bozzetto in argilla che si è parzialmente disciolto nella corrente dell’aqua salina, le 3 grandi sculture leggere, posate a terra, si sono rovinate per la furia delle folate di vento, ritrovandosi anche nella corte. Il dipinto in esecuzione scansato per poco e le tele appese nelle pareti, salvate.

A sera inoltrata del primo giorno sono uscito, dove di solito incontravo fiumi di turisti, la città era un cimitero, regnava buio e silenzio assoluto, in un presagio sinistro, la marea aveva battuto la ritirata, ma restava l’ agonia di arredi ed elettrodomestici che avevano bevuto l'amara bevanda. Preziosi velluti, broccati e strutture lignee appesantite, buttate nei campi in attesa degli ingombranti. Le vetrine restavano sgombere e spente.

La situazione è così grave come risulta dalle immagini? Sul posto si avverte davvero molta solidarietà?

La situazione è grave e capillare, pensiamo alla cripta dove anticamente erano conservate le spoglie di san Marco evangelista,
l’acqua salina a contatto diretto e la pressione indebolisce i marmi di colonne e basi già disabilitate in superfici farinose, tesserine di mosaico millenarie staccate dal suolo, per non parlare dei mattoni che andranno sostituiti con il tempo a venire. Dovremo lavare e lavare con acqua dolce, come abbiamo fatto noi per il mio studio. Vista la situazione drammatica, due vicine di casa sono subito scese ad aiutarmi nello sgombero e pulizie tutto il primo giorno, nel secondo anche una studentessa mi ha aiutato, da solo sarebbe stato pressoché impossibile evacuare tutta la cloaca depositata al suolo.

A tuo parere, quanto è grande il danno complessivo? Il patrimonio artistico di Venezia, che rappresenta un patrimonio dell’umanità, è in pericolo? Passata l’emergenza, ci sarà un ritorno alla normalità?

Tutti i nostri piani terra si sono vuotati di arredi, elettrodomestici, lo stato ha stanziato per ora 20 milioni ma non basteranno che ai lavori di ripristino più urgenti e una parte per i lavori di salvataggio dei marmi e mosaici del patrimonio di chiese e musei che abbiamo, dovremo stare all’erta con le tavole lignee e tele appese ai muri delle chiese che continueranno a condurre umidità fino a metà estate 2020.

Il disastro si sarebbe potuto evitare? I veneziani accusano il governo centrale, ad esempio a seguito dell’annosa vicenda del Mose?

Il Mose è una parola che ci fa rabbrividire, continui rinvii, una gestione occulta e soldi finiti chissà dove, spero questo disastro serva a stringere i tempi per la conclusione dei lavori e risanare le malversazioni in materiali scadenti e furbate varie.

L’accaduto potrebbe alimentare le richieste del Veneto di maggiore autonomia nel gestire il proprio territorio?

Già Venezia vuole staccarsi da Mestre con una votazione a dicembre, per incompatibilità di due città agli antipodi, Venezia era nata per essere separata dalla terra ferma, indipendente è il suo destino.

Cosa pensi dei “leoni da tastiera” ed hater vari che sui social hanno vomitato bile anche davanti al dramma di Venezia?

I “caproni” da tastiera hanno il buon tempo di speculare su dettagli trompe l’oeil, ma, qui in laguna, si lavora di braccia per far fronte a cose e problemi reali e non robe da “nerd” seduti comodamente a una scrivania o dietro un telefonino, installato a tempo pieno davanti alle teste.

MDD

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