Sport, 03 novembre 2019

Tra Celestini e Jacobacci, Renzetti sottolinea: "Nemmeno Josè Mourinho garantisce risultati immediati”

Il presidente del Lugano è tornato a parlare dell'avvicendamento sulla panchina bianconera

LUGANO - Angelo Renzetti cerca di rimettere assieme i cocci. La settimana appena trascorsa è stata  "terribile” per il presidente del FC Lugano: prima la sconfitta interna contro il San Gallo (i bianconeri a Cornaredo non hanno ancora vinto nella corrente stagione!), poi il licenziamento di Fabio Celestini, un tecnico sul quale aveva sempre speso apprezzamenti e infine l’arrivo di Maurizio Jacobacci quale sostituto del romando.

Come al solito il patron cerca di essere propositivo, anche perché oggi c’è la delicata trasferta di Lucerna e giovedì il decisivo confronto interno di Europa League contro il Malmoe. Il "Mattino della Domenica" lo ha sentito alla vigilia della delicata trasferta nella Svizzera Centrale.

Presidente: un altro allenatore lascia il Lugano. Ne abbiamo contati una decina da quando lei è alla guida del club. Una sorta di maledizione… 
Separarsi da un allenatore è sempre difficile: vi sono importanti implicazioni umane ed economiche. È una decisione che nessun dirigente prende a cuor leggero, anzi costa parecchie notti insonni. Ma -come spesso si dice - non si possono esonerare 20 giocatori… Voi giornalisti tendete a fare di tutte le erbe un fascio e a generalizzare. Faccio presente che abbiamo ingaggiato in dieci anni parecchi tecnici ma che la stessa cosa fanno e hanno fatto moltissime società del mondo intero. Se andate a guardare i dati la permanenza media di un allenatore non supera i due anni. Non da meno ogni cambio ci ha portato qualcosa, se vediamo i 4 anni già trascorsi in Super League con due coppe Europee e una finale di Coppa Svizzera.

Cos’ha detto a Celestini?
Ho incontrato Celestini nel suo ufficio a Cornaredo, subito dopo la sconfitta con il San Gallo. Siamo rimasti in silenzio per molto tempo: era più amareggiato del solito, tenderei a dire molto molto deluso. Nell’incontro del giorno seguente gli ho spiegato la situazione, ha capito benissimo che quando i risultati non arrivano non resta che cercare di dare una scossa all’ambiente e mi ha ringraziato per gli ottimi rapporti avuti in questi mesi.

Lei ha affermato che ci sono stati errori da parte di tutti, qual è stato quello che è costato la panchina al romando?
Il paradosso di queste situazioni è che i presidenti passano per “mangia allenatori”. Ma pensate un po’ se le decisioni di esonerare un tecnico dipendessero dai tifosi o dai giornalisti. Ho l’impressione che i cambiamenti sulle panchine sarebbero ancora più numerosi e a ritmi serrati. Non c’è un errore specifico. Se analizziamo quanto è successo in questa stagione ci accorgiamo che hanno sbagliato tutti: la società, i giocatori e lo staff. Poi ci dobbiamo mettere anche la sfortuna e gli episodi. Ma contro alcuni di questi fattori non è possibile porre rimedio e così al dirigente che ha la responsabilità degli 80 salari mensili e di garantire il futuro della società - che sarebbe a rischio in caso di retrocessione - non restano molte alternative.

Negli ultimi tempi è emerso in modo lampante che lei ha una visione calcistica diversa da Celestini?
Continuo a ritenere che Fabio sia una persona corretta, con parecchie doti. Ha ad esempio un colloquio costante con i giocatori, conosce le sfumature psicologiche e sa gestire bene il gruppo. Poi, come ogni tecnico, ha una sua visione del calcio che ogni tanto deve fare i conti con le caratteristiche dei giocatori a disposizione e con la buona vena degli avversari. Nei nostri rapporti e nella mia considerazione con Celestini non è cambiato molto. A non essere arrivati sono stati i risultati e come detto in precedenza il proprietario di un’azienda medio grossa deve preoccuparsi anche di quelli. E intervenire quando non giungono. 

Sia lei che Celestini eravate convinti di avere una rosa molto competitiva. 
Può darsi che l’abbiamo sopravvalutata. Devo dire a nostro discapito che avevamo terminato ottimamente la scorsa stagione e che ritenevamo di aver agito bene sul mercato sostituendo i partenti e rinfoltendo la rosa. Poi a ragion veduta alcuni elementi - sui quali avevamo investito molto in termini economici e di aspettative - finora hanno deluso e non hanno rappresentato il “valore aggiunto” che auspicavamo. Il calcio è anche questo: pensi di aver fatto bene sulla carta ma è il campo che ti fornisce le risposte definitive.

Mercato sbagliato allora?
A ragion veduta si potrebbe affermare di sì almeno per quanto attiene a un paio di posizioni che ritenevamo di aver occupato in modo ottimale. Aspettiamo comunque la fine del girone di andata e del gruppo di Europa League per tirare le conclusioni del caso e al limite per correggere il tiro. 

Nelle recenti dichiarazioni post-gara sembrava che Celestini vedesse altre partite. Mancanza di autocritica?
Non credo. Spesso gli allenatori non si basano solo sul risultato per giudicare una prestazione. Hanno a disposizione tutta una serie di dati che sfuggono al grande pubblico e ai giornalisti. E da questo punto di vista credo che Celestini non abbia avuto molto da rimproverare ai suoi giocatori. In fondo in parecchie partite se invece che sul palo il pallone fosse entrato in rete oggi non saremmo qui a discutere del cambio dell’allenatore.

La scelta del suo successore è caduta su Maurizio Jacobacci. Cosa l’ha convinto a prenderlo? 
Come ho già spiegato i fattori che entrano in gioco quando si deve cambiare la guida tecnica sono parecchi. Lo scarso tempo a disposizione per scegliere, il fattore economico, le conoscenze della squadra e del campionato, le lingue, lo staff e altro ancora. Maurizio Jacobacci da questo punto di vista era colui che mi dava la maggior affidabilità. Quanto ai curriculum più o meno DOC lasciano il tempo che trovano. Nessuno ti garantisce che portando Mourinho a Lugano in questo momento i risultati sarebbero subito brillanti.

Coppa e campionato: all’orizzonte ci sono sfide decisive…
Nel nostro campionato a dieci squadre si può affermare che ogni settimana vi è una sfida decisiva. Anche se la storia insegna che sarà in primavera che si deciderà tutto, senza mai dimenticare che il nostro obiettivo è la salvezza. Per contro in Europa ci giochiamo moltissimo nelle prossime due gare in casa (a San Gallo). Contro Malmoe e Copenaghen abbiamo dimostrato all’andata di potercela giocare e mi aspetto buone prestazioni e se possibile dei punti. 

Presidente: è vero che a dicembre potrebbe vendere? 
La decisione di vendere la società l’ho annunciata in tempi non sospetti. Sono in trattative con due o tre gruppi. C’è chi vorrebbe entrare al 100 per cento e chi desidererebbe solo acquisire il mio pacchetto di maggioranza. Inoltre c’è chi mi chiede di restare a dare una mano e chi mi propone la presidenza onoraria…Vedremo.

MDD

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