Opinioni, 23 settembre 2019

Disdetta della libera circolazione: decida il popolo!

Lunedì scorso è iniziato al Nazionale, il dibattito sull’iniziativa per la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. 81 oratori iscritti, due relatori di maggioranza, una relatrice di minoranza (la sottoscritta), porta-voci dei gruppi hanno dimostrato che il tema interessa, tanto da non riuscire a terminarlo in tempo, rimandando così la decisione finale del Nazionale a mercoledì 25.09. Dal 2002 le conseguenze della libera circolazione nel nostro Paese sono state un lento e costante declino verso il peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori in Svizzera. Misure fiancheggiatrici, introduzione di contratti normali di lavoro, alzamento di limiti IVA, controllo di commissioni paritetiche e tripartite di salari, contratti e condizioni di lavoro, dumping salariale. A chi giova tutto ciò? Potrei rispondere provocatoriamente ai “sindacati”, ma non è il caso.

In Canton Ticino, la situazione è peggiorata nel corso di questo decennio, complice anche la situazione economica nelle regioni italiane a noi confinanti, con una disoccupazione che raggiunge numeri a due cifre. I frontalieri sono aumentati di 10000 unità l’anno, partendo da 20000 e raggiungendo quota oggi 66000. Sono stati creati in Ticino 40000 posti di lavoro? No, direi di no. E allora cosa è successo? E’ successo che l’effetto sostituzione si è fatto sentire. Lavoratori svizzeri e residenti sono stati lasciati a casa e al loro posto sono stati presi lavoratori provenienti da oltre confine, che costano meno. La quota della manodopera straniera in Canton Ticino è particolarmente alta: 18% di lavoratori provenienti dall’EU e oltre il 27,5% di frontalieri, per un totale del 45.5%. Il problema è il rovescio della medaglia, e cioè le conseguenze sociali che questo tipo di immigrazione sta portando alle nostre latitudini. I giovani non trovano più un posto di lavoro e le persone oltre i 50 anni, rischiano di essere lasciate a casa da un momento all’altro, ritrovandosi poi, una volta esaurita l’indennità di disoccupazione, a carico dell’aiuto sociale. E sulle proposte di flessibilità dell’età pensionabile fino a 70 anni, che arrivano dal PLR, ci sarebbe da ridere, se non fossero da piangere.

Come responsabile del Dicastero socialità della città di Chiasso, vedo quotidianamente questi casi a cui la politica non è in grado di dare una risposta. Cosa rispondere ad un ragazzo o a una ragazza che ha fatto le scuole da noi e che non riesce a trovare un lavoro degno di tale nome? Cosa rispondere al padre di famiglia, finora dirigente bancario, che a causa dello smantellamento della piazza finanziaria ad opera della sinistra e dei partiti di centro, non riesce più a far fronte ai propri impegni? Cosa rispondiamo? Con la libera circolazione delle persone, dal 2007 al 2017 il numero di beneficiari di assistenza di origine EU in Svizzera è aumentato in media del 45%, toccando la punta con i cittadini provenienti dalla Bulgaria, con un aumento del 253%. Questo a dimostrare che è meglio vivere in Svizzera con gli aiuti sociali, che fare la fame nel proprio Paese. L’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione è una conseguenza diretta per mettere fine ad una situazione che non è più possibile tollerare. La Svizzera non può più tollerare di essere diventata il serbatoio dei senza lavoro d’Europa.

Ricordate tutti come era semplice e chiaro, prima dell’entrata in vigore della libera circolazione, richiedere un permesso di lavoro per un cittadino straniero. C’è il lavoro? Si. Ci sono persone residenti in Svizzera che potrebbero fare questo lavoro? No. Viene pagato il giusto salario? Si. E allora, solo allora, il permesso veniva rilasciato. Tutti erano in chiaro sulle procedure da seguire e la situazione economica era comunque positiva. La gestione autonoma dell’immigrazione è cosa scontata per un Paese indipendente e economicamente di successo. E’ giunto il momento di rinegoziare la libera circolazione delle persone e se del caso disdirla. Il Consiglio federale, con questa iniziativa – basta leggere il testo – viene incaricato di riaprire con l’UE la via delle trattative sull’accordo di libera circolazione delle persone al più tardi 12 mesi dopo l’accettazione dell’iniziativa da parte del Popolo svizzero. Se il Consiglio federale non ci riuscisse, l’accordo di libera circolazione sarebbe da disdire entro 30 giorni.

L’accordo di libera circolazione è legato agli altri accordi del pacchetto bilaterali I con una clausola ghigliottina. Disdetto un accordo, anche gli altri verrebbero a cadere. Ed è questo l’argomento su cui il Consiglio federale fa terrorismo psicologico. Lo stesso terrorismo psicologico attuato nel 1992, quando ad essere in discussione fu l’Adesione allo Spazio Economico Europeo. Invece di farci prendere dal panico, bisognerebbe ogni tanto anche riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze di tale ghigliottina. Ostacoli al commercio estero? Agricoltura? Appalti Pubblici? Trasporto terrestre? Trasporto aereo? Ricerca? In tutti questi ambiti è l’Europa per prima che ha bisogno della Svizzera quale partner e difficilmente rinuncerebbe ad un partner affidabile come siamo noi. Ogni tanto ci fa bene ricordare che lo Sport nazionale svizzero è la lotta. Vediamo di non dimenticarcelo mai.

Roberta Pantani

Consigliera nazionale

Lista n. 8

Candidata n. 1  

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