Opinioni, 10 settembre 2019

Urgente correggere la rotta

Il tema principale delle prossime elezioni federali sono i rapporti con l’UE. Non il catastrofismo climatico. A parte che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati, pensare che qualsiasi misura presa in Svizzera, per draconiana che sia, possa servire a governare il clima mondiale, è un’illusione. Gli svizzeri sono attenti all’ambiente: è giusto che sia così e che continuino ad esserlo. I diritti popolari ed il federalismo hanno senz’altro dato un contributo importate a scelte a tutela del territorio, dell’acqua e dell’aria; anche a livello locale. Gli euroturbo che cavalcano l’isterismo climatico vogliono invece rottamare questi strumenti democratici, che hanno giovato anche all’ambiente, inginocchiandosi davanti all’UE tramite sottoscrizione dell’accordo quadro istituzionale.

Quello dei rapporti con l’UE è dunque il tema fondamentale delle prossime elezioni. Con i suoi annessi e connessi: vedi la preferenza indigena (quella vera, non quella light, che è un bidone) o la disdetta della libera circolazione delle persone, su cui i cittadini saranno chiamati a votare. Ma ci sono, ovviamente, anche altri argomenti importanti. Come gli investimenti per la creazione di posti di lavoro, la riduzione della burocrazia, la difesa di quello che resta della piazza finanziaria, la gestione degli appalti pubblici, di cui devono beneficiare maggiormente le ditte svizzere.

Ci sono poi le questioni migratorie. Non solo l’immigrazione va limitata ed i confini vanno di nuovo presidiati, rispettivamente chiusi di notte, ma le espulsioni dei delinquenti stranieri decise dal popolo devono essere attuate sul serio e non per finta: oggi invece si assiste al festival delle eccezioni.

I valori svizzeri vanno difesi, così come le nostre radici. Bisogna combattere l’avanzata islamista, in quanto incompatibile con il nostro Stato di diritto. La politica farà bene a rendersene conto ed a comportarsi di conseguenza, prima che sia troppo tardi.

Poi ci sono i temi sociali. Anche in quest’ambito occorre applicare il principio del “prima i nostri”. Invece, con l’accordo quadro bramato dal triciclo PLR-PPD-PSS, tutti i migranti economici che sono cittadini di uno Stato membro UE potranno arrivare in Svizzera e mettersi a carico della nostra socialità. Senza più temere di venire allontanati.

Di recente è stata presentata la cosiddetta riforma dell’AVS con innalzamento dell’età della pensione per le donne a 65 anni ed aumento dell’IVA dello 0.7%. Ovviamente il passo successivo sarà la pensione a 67 anni per tutti. Da notare che a portare queste proposte è proprio il Consigliere federale socialista Alain Berset. Ovvero l’esponente del partito sedicente difensore delle donne. Ma da oltre 12 anni la Confederazione chiude i conti con attivi miliardari. La Banca nazionale svizzera (BNS) ha realizzato 38.5 miliardi di utili solo nel primo semestre di quest’anno. Questi soldi vanno usati per l’AVS e per la riduzione dei premi di cassa malati.

Il pizzo da 1.3 miliardi all’UE va azzerato, i contributi all’estero e la spesa per l’asilo – stiamo parlando di miliardi di Fr ogni anno – vanno decurtati in modo drastico.

La spesa pubblica deve avere delle priorità. E gli svizzeri devono tornare in cima alla graduatoria. “Gli svizzeri al centro”: questa deve essere la linea guida. La politica federale ha perso da tempo la bussola. Al centro sono così finiti i Diktat di Bruxelles, le pretese sovranofobe dei manager stranieri delle multinazionali (vedi accordo quadro), la burocrazia, il multikulti, la fissazione ideologica di concedere ai migranti sempre più diritti, naturalmente senza doveri.

E’ ora di correggere la rotta. Ed è urgente farlo.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

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