Svizzera, 10 settembre 2019

Ghiggia: "Ma che ne sa l'Europa del 1291?"

*Dal Mattino della Domenica. Di Battista Ghiggia

Che ne sa l’Europa del 1291? Per un tedesco, un francese o un ungherese è una data qualunque, per noi è il giorno della nascita della Svizzera.

È l’impegno nazionale ad aiutarsi reciprocamente contro tutti coloro che mostrano violenza o torto nei nostri confronti, è il Patto per la salvaguardia della nostra coesione nazionale.

Ecco perché impallidisco di fronte all’inaccettabile affermazione del Consigliere federale Cassis “da me non sentirete mai dire Switzerland First”. Io mi indigno e mi preoccupo se questa sarà la politica svizzera dopo le elezioni nazionali del 20 ottobre prossimo.

Dobbiamo essere grati ai nostri Padri fondatori, che hanno fatto della Svizzera un modello invidiato in tutto ilmondo. Non perdiamo la nostra Costituzione, non buttiamola tra le mani di un’Europa fallimentare, rispettiamo chi in passato ha versato lacrime e sangue per costruirla e difenderla.

Purtroppo non mi sorprende che da Bruxelles sia giunta la proposta di accordo quadro istituzionale, con l’idea, nemmeno tanto velata, di prevaricare e di uniformare per osmosi legislativa la Svizzera all’interno del costrutto europeo, azzerando le sue peculiarità di Paese federalista e a democrazia diretta, attraverso la ricezione dinamica del diritto europeo applicato da giudici europei, con la possibilità di interventi sanzionatori in caso di non applicazione.

L’accordo sorprende per i suoi pochi articoli (solo 22), con i quali è però stato programmato, in caso di accettazione, uno tsunami di guai, che la storia della Svizzera non è riuscita a generare in oltre 700 anni di cicli e ricicli.

Tra le chicche di questo “capolavoro

di ingegneria negoziale e giuridica”annovero il mantenimento nella codificazione dell’accordo della clausola ghigliottina,

che equivale ad un capestro. Ciò annulla la parità dei diritti dei partner contrattuali, in quanto impedirebbe la negoziazione tra i due partner -la Svizzera e l’UE- su un piano di parità, poiché con l’accordo quadro l’UE emana unilateralmente delle leggi che la Svizzera dovrà per forza riprendere. Questo adeguamento automatico alla legislazione UE costituisce un vero e proprio salto nel buio con l’accettazione praticamente imperativa della futura legislazione europea (ovviamente sconosciuta) a discapito della legislazione autonoma svizzera e dell’indipendenza nazionale, con conseguente soppressione del diritto di accettare o meno il diritto internazionale, come è invece oggi il caso.

La giurisdizione europea che si adotterebbe con l’accordo quadro non significa altro che l’accettazione dei giudici stranieri, contro la tradizione svizzera e contro l’origine stessa della Svizzera avvenuta anche e soprattuttoper il rifiuto dei giudici stranieri.

La foglia di fico della procedura arbitrale è uno specchietto per le allodole, in quanto il Tribunale arbitrale non potrà far altro che applicare il diritto europeo e attenersi alla giurisprudenza europea, dalla cui elaborazione la Svizzera è esclusa. In un colpo l’accordo istituzionale azzera la portata del patto del 1291 e manda in archivio oltre settecento anni di storia per riportarci, istituzionalmente parlando, in una situazione simile a quella da cui con il patto del 1291 ci siamo voluti liberare.

*Edizione dell'8 settembre 2019


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