Si è svolta oggi pomeriggio, alle ore 14, a Martigny, la cerimonia commemorativa nazionale dedicata alle vittime dell’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana. Un momento di raccoglimento che ha segnato una delle pagine più dolorose della storia recente del Paese e che, per un istante, ha unito l’intera Svizzera nello stesso silenzio.
All’inizio della cerimonia, mentre le campane di tutte le chiese svizzere suonavano a lutto per cinque minuti, il Paese si è fermato per osservare un minuto di silenzio. Un gesto semplice ma potente, pensato per permettere a ciascuno di ricordare personalmente le vittime della tragedia.
Davanti alle famiglie, ai parenti e alle numerose autorità presenti, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha aperto il suo intervento con parole cariche di commozione:
«L’intera Svizzera è diventata un’unica grande famiglia in lutto».
Nel suo discorso ha ricordato le 156 persone colpite, tra vittime e feriti, molte delle quali provenienti dall’estero. Giovani e famiglie arrivate in Svizzera per trascorrere momenti di svago e che si sono trovate coinvolte in una tragedia improvvisa e irreversibile. Parmelin ha assicurato la vicinanza del Paese a tutte le famiglie, in Svizzera e all’estero, ringraziando anche per la grande solidarietà internazionale e per l’assistenza sanitaria prestata ai feriti, alcuni dei quali restano in condizioni critiche in ospedali di diversi Paesi europei.
Parole di riconoscenza sono state rivolte anche ai soccorritori, ai medici, alle forze dell’ordine e a tutti coloro che, nelle ore successive all’incendio, hanno lavorato per salvare vite e per fare chiarezza su quanto accaduto. Un lavoro che, ha sottolineato Parmelin, è essenziale per mantenere il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
Guardando al futuro, il presidente della Confederazione ha parlato di una speranza ancora fragile, legata alla capacità della giustizia di accertare eventuali responsabilità senza ritardi né indulgenze. Il 9 gennaio, ha detto, non è solo un giorno di commemorazione e di amore per le vittime e i loro cari, ma anche un giorno di responsabilità per le autorità e per il legislatore, chiamati a trarre insegnamenti concreti per garantire il massimo livello di sicurezza nei luoghi aperti al pubblico.
Alla cerimonia hanno partecipato numerosi rappresentanti della politica svizzera, tra cui i consiglieri federali Ignazio Cassis e Beat Jans, oltre ai presidenti delle Camere e ai rappresentanti dei governi cantonali. Presente anche una forte delegazione internazionale, con il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente italiano Sergio Mattarella, a testimonianza dell’eco che la tragedia di Crans-Montana ha avuto ben oltre i confini nazionali.





