Mondo, 26 agosto 2019

L’emergenza in Amazzonia diventa un pretesto per attaccare Bolsonaro

L’Amazzonia al centro di una disputa geopolitica che scuote il G7. L’opinione pubblica ha attribuito le responsabilità dellgli incendi che stanno devastando la foresta pluviale a Jair Bolsonaro, reo di gestire nel peggiore dei modi un’emergenza mondiale e non solo nazionale. Vari leader europei hanno subito puntato il dito contro il presidente del Brasile, che già prima delle fiamme era mal digerito dalla maggior parte delle cancellerie dell’Unione Europea.

Emmanuel Macron è stato uno dei primi a cavalcare l’emergenza brasiliana per ergersi a salvatore di una patria in mano a un pazzo scriteriato. In un tweet, il leader dell’Eliseo aveva chiesto ai membri dell’imminente G7 – che si sarebbe tenuto di lì a poco – di darsi da fare per trovare una soluzione al disastro ambientale. L’intromissione prepotente di Macron, senza neppure coinvolgere Bolsonaro, non è certo piaciuta a quest’ultimo, che ha accusato il presidente francese di strumentalizzare una questione interna al Brasile per fini politici personali.

Tra l’accordo Ue-Mercosur e l’ombra delle sanzioni

Sono ore difficili per Bolsonaro, accusato da Macron di aver mentito sul suo impegno a favore dell’ambiente e indicato da numerosi gruppi ambientalisti come la causa principale degli incendi che stanno inghiottendo la foresta pluviale amazzonica. Come se non bastasse, secondo quanto riportato dalla Bbc, l’emergenza in Amazzonia potrebbe spingere l’Unione Europea a non ratificare l’accordo commerciale Ue-Mercosur. Sono serviti 20 anni di negoziati per raggiungere una posizione comune su questo accordo, che prevede vantaggi commerciali sia per il blocco europeo sia per quello dell’America Latina.
Adesso tutto potrebbe andare in fumo, perché l’accordo deve essere ancora approvato dalla totalità dei parlamenti dei paesi del Mercosur e dell’Ue. Francia ed Irlanda, ad esempio, hanno
dichiarato di non ratificarlo a meno che il Brasile non si impegni di più per combattere gli incendi in Amazzonia.

Tutti contro Bolsonaro

Durissima la nota di Parigi all’indirizzo di Bolsonaro: “Considerando l’atteggiamento del Brasile in queste ultime settimane – si legge nel messaggio – il presidente della Repubblica non può che constatare che il presidente Bolsonaro ha mentito al vertice del G20 di Osaka, non rispettando né i suoi impegni climatici né quelli sulla biodiversità. Date queste condizioni, la Francia si oppone all’accordo Mercosur in essere”.

L’Irlanda, per bocca del ministro delle Finanze, ha invitato l’Ue a prendere in considerazione il divieto delle importazioni di carne bovina brasiliana. Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha rincarato la dose affermando che “è difficile immaginare la ratifica dell’accordo Ue-Mercosur mentre l’Amazzonia brucia e fino a che il governo brasiliano consentirà la distruzione dell’Amazzonia”.

Il Brasile mobilita l’esercito

L’asfissiante pressione internazionale ha spinto Bolsonaro a rispondere. In un discorso trasmetto a reti unificate, il presidente del Brasile ha difeso la sua posizione: “Ci sono incendi boschivi in tutto il mondo e questo non può essere usato come pretesto per possibili sanzioni internazionali”. In un secondo momento Bolsonaro ha mobilitato l’esercito per combattere l’emergenza e promesso tolleranza zero nei confronti dei piromani: “Agiremo in modo deciso per mettere sotto controllo gli incendi”. L’unico che ha presto le distanze dalle critiche dei leader del G7 è stato Donald Trump. L’inquilino della Casa Bianca ha telefonato direttamente a Bolsonaro offrendo il suo aiuto e ribadendo la solidità dei rapporti tra Stati Uniti e Brasile.

Federico Giuliani / insideover.it

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