Svizzera, 22 luglio 2019

1° agosto tra valori e sfide

*Dal Mattino della Domenica. Di Battista Ghiggia (Candidato al Consiglio degli Stati)

Come tutti gli anni, la festa nazionale svizzera del 1° agosto è momento di incontri conviviali e fuochi d’artificio, ma anche di riflessioni sul significato del nostro essere svizzeri e, soprattutto negli ultimi tempi, sul futuro del paese. In una società che tende sempre più a fluidificare principi, memoria storica e identità - qualcuno ritiene, o forse auspica, che siamo ormai destinati a diventare una società liquida con pochi punti di riferimento-, questa celebrazione assume quindi un significato importante volto ad attualizzare e riaffermare i nostri valori fondanti.

Questi sono sempre più messi in discussione dalle pressioni che esercitano, spesso anche in maniera arrogante e ricattatoria, enti esteri e organismi sovranazionali. Non nascondiamoci dietro un dito, poiché sappiamo bene cosa sta bollendo in pentola, ossia l’accordo quadro istituzionale con l’UE (Unione Europea), un trattato coloniale che non tocca solo alcuni settori economici, ma investe pesantemente il nostro assetto istituzionale, imponendo in diversi ambiti la ripresa del diritto europeo.

In maniera dinamica, si ostina a dire la maggioranza di una classe politica sempre più pavida e genuflessa ai poteri forti, ma in realtà questa ripresa è semplicemente e drammaticamente automatica, con tutte le conseguenze del caso.

Un bivio fondamentale

Più in generale, la Svizzera nei prossimi anni si troverà di fronte ad un bivio fondamentale: difendere le proprie specificità, libertà e, in buona sostanza, il proprio modello di società, oppure cedere, in nome anche di presunti interessi economici, ai diktat e agli ultimatum provenienti dall’estero, omologandosi sempre più, anche sul piano istituzionale, alle altre nazioni a noi vicine, nel grande calderone dell’Unione Europea. Si tratta, senza ombra di dubbio e senza enfasi alcuna, di una scelta di fondo che determinerà il futuro del nostro paese. Ne va, insomma, della sopravvivenza di uno stato libero e sovrano, così come l’abbiamo conosciuto finora, di fronte ad una globalizzazione economica e politica che fa strame delle specificità e delle prerogative dei popoli e delle nazioni, perché è evidente, e la storia recente lo insegna, che le democrazie nazionali sono sempre più minacciate da poteri sovranazionali che sfuggono di fatto al controllo democratico.

Non ci siamo “chiusi”

Difendere e valorizzare le proprie prerogative e caratteristiche non significa però chiudersi in se stessi e la Svizzera nel corso degli anni l’ha ampiamente dimostrato, presentando a livello mondiale un’economia efficiente e vincente, ai vertici della competitivitàinternazionale e della ricerca scientifica, che ha generato un diffusoed elevato benessere, anche se chiaramente nulla è garantito per il futuro. Lo ha dimostrato anche in campo umanitario

e in quello dell’integrazione. Quanti altri Stati europei hanno una quota di popolazione straniera residente, complessivamente ben integrata, che raggiunge il 25% e in Ticino supera addirittura il 30%?

Modello vincente

Non si vuole dipingere un quadro idilliaco, anche perché non sono mancate le pecche, però, nei secoli, la Confederazione ha, in generale, saputo adattarsi, governando i cambiamenti, e non subendoli, mantenendo e valorizzando nel contempo quelle che erano le proprie peculiarità, divenute punti di forza. Il federalismo, con le sue autonomie cantonali è indubbiamente stato un modello vincente, che qualche politico europeo vorrebbe ora maldestramente perseguire, salvo poi inginocchiarsi alle regole imposte dai vertici di Bruxelles e di altri organismi internazionali.

Democrazia diretta

L’unione di queste autonomie cantonali in una Confederazione e in una nazione basata sulla volontà (Willensnation) rappresenta l’atto fondante di un paese che ha mostrato una continuità storica per certi versi unica, che non ha tuttavia sempre impedito conflitti interni nei secoli scorsi. Oltre al federalismo, l’elemento caratterizzante del nostro sistema istituzionale e politico è indubbiamente legato a quella democrazia diretta (o semidiretta) che, attraverso gli strumenti dell’iniziativa e del referendum, chiama in prima persona il cittadino nelle scelte fondamentali dell’ente pubblico. Non è cosa di poco conto, se pensiamo a come vengono spesso prese le decisioni negli stati che ci circondano e ai palesi deficit democratici che accusano gli enti sovranazionali, i quali, proprio per la loro natura intrinseca, si sottraggono, come già detto, al controllo democratico. Questo modello di libertà individuale, di federalismo, di democrazia diretta e di coesione nazionale ha un suo vessillo che incontriamo spesso sul territorio: la bandiera, con la croce bianca in campo rosso. È un simbolo molto amato per i valori che porta con sé e ai quali non sono assolutamente disposto a rinunciare, così come credo non sia disposta a rinunciarvi la maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri.Per il 1° agosto 2019, buon Natale della patria a tutti.

*Edizione del 21 luglio 2019


 

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