Mondo, 03 luglio 2019

"Tifosa di Nato e rifugiati ", chi è il nuovo presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen

"Siamo sempre più vicini", aveva twittato Donald Tusk. E poco dopo l'annuncio: trovato l'accordo sulle nomine per la nuova Unione europea.

Alla presidenza della Commissione va la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen (Ppe), che sostituisce quindi Jean-Claude Juncker. Alla guida della Bce va la francese Christine Lagarde. Alla presidenza del Consiglio il premier liberale Charles Michel. Lo spagnolo Joseph Borrell (socialisti) sarà invece Alto rappresentante per la politica estera.

Ma chi è Von der Leyen, che da ministra della Difesa della Germania ricoprirà la massima carica (perlomeno in termini mediatici) occupata finora da Jean-Claude Juncker? Il giornalista Eugenio Palazzini de "Il primato nazionale" la descrive come una "sorta di lady di ferro in salsa teutonica, donna ombra di Angela Merkel" e una "tifosa di Nato e rifugiati". Membro storico della Cdu, sette figli, sarebbe una fervente cristiana (di famiglia luterana). Non fa parlare troppo di sé ma il suo modo di fare finisce per renderla protagonista di copertine e discussioni infinite tra adulatori e detrattori.

L’apprezzamento maggiore la neopresidente lo riceve oltreoceano, perché Von der Leyen è nota per il suo atlantismo piuttosto marcato. Favorevole a un’alleanza franco-tedesca soprattutto in ambito militare, viene descritta anzi una tifosa sfegata della Nato, anche di questi tempi, quando l’opportunità della conservazione dell’alleanza atlantica è messa in discussione anche da chi non ha particolari acredini nei confronti degli Usa. Non a caso nel 2016 si rese protagonista del reclutamento di migliaia di soldati nella Bundeswehr, puntando a rafforzare così la frontiera con la Russia e a rassicurare le nazioni dell’est Europa.

Von der Leyen è stata però anche al centro di una serie di attacchi della stampa tedesca, in particolare per alcuni suoi progetti particolari, o quantomeno non direttamente collegati alla sicurezza della Germania. Un’inchiesta di "Der Spiegel" rivelò ad esempio che il ministro della Difesa tedesco stanziò 135 milioni per una serie di questi progetti, tra cui il “restauro di un brigantino di legno”.

Una quota significativa di questa somma venne infatti versata per il restauro e la manutenzione del Gorch Fock, ovvero un veliero realizzato dai cantieri navali tedeschi nel 1958. “Una decisione totalmente sconnessa da finalità attinenti alla difesa nazionale”, scrisse a riguardo Der Spiegel.
Ma gli strani e altrettanto assurdi progetti del ministro della Difesa, sono piuttosto variegati. Nel luglio 2016 Von der Leyen rilasciò un’intervista alla Frankfurter Allgemeine am Sonntag nella quale dichiarò di voler arruolare rifugiati nell’esercito della Repubblica Federale. Annunciò inoltre il provvedimento, presentandolo come un “progetto pilota con un centinaio di rifugiati richiamati a svolgere compiti civili come costruzioni, genio, ingegneria, corpo sanitario e logistica. L’idea è che così quando potranno tornare, in Siria ad esempio, potranno aiutare la ricostruzione del Paese, ma anche contribuire all’addestramento delle forze armate locali”.

Chissà se anche nella nuova funzione Von der Leyen riproporrà progetti simili. Fatto sta che è il suo il nome uscito dal cilindro europeo all’ultimo minuto che ha messo d’accordo tutti, compresi i Paesi di Visegrad, l’Italia ed i riottosi leader del Ppe, che il giorno precedente avevano sbarrato la strada all’olandese socialista Frans Timmermans. Nonostante la Germania si sia astenuta per questioni politiche interne (i partner della CDU in governo dell’Spd erano contrari), la nomina di Von der Leyen ha rallegrato Angela Merkel, che si è detta "felice" di uscire vincitrice dal summit dopo che era stato affossato il primo pacchetto di nomine da lei sostenuto.  

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