Sport, 23 giugno 2019

Caggiano e il suo Paradiso: "Un sogno diventato realtà, ma adesso viene il difficile…"

Parla Antonio Caggiano, presidente del Paradiso neopromosso in Prima Lega Classic

PARADISO - Faccia a faccia con Antonio Caggiano, presidente del FC Paradiso neo promosso per la prima volta nella storia in Prima Lega Classic. Un traguardo prestigioso che solo qualche anno fa sembrava fuori portata.

Promozione storica del Paradiso in Prima Lega. Sino a qualche anno fa impensabile. Poi cos'è successo?
È vero, quando divenni presidente 17 anni fa un traguardo del genere poteva essere solo un sogno. Poi nel corso del tempo, stagione dopo stagione, abbiamo lavorato sempre con maggior passione e dedizione, e le ambizioni sono cresciute di pari passo. La vera svolta però c'è stata tre anni fa: abbiamo introdotto una mentalità più professionale all'interno di un contesto dilettantistico e questo ci ha consentito di vincere il campionato di Seconda. Da quel momento è iniziata una vera e propria scalata che ci ha portato fino alla recente promozione in Prima Lega. Il coronamento di un lavoro molto importante.

Due doverose parole sulla squadra, sul Mister e sul percorso che ha condotto il Paradiso a vincere il campionato.
La forza di questa squadra è senza dubbio la grande collaborazione di tutto il gruppo di lavoro. L'allenatore, Andrea Lanza, è con noi da tre anni ed è veramente un nostro punto di forza, assieme al suo vice Gianpiero Stagno. Poi chiaramente il merito va dato ai ragazzi che sono riusciti a costruire un gruppo solido, ben amalgamato, coeso. Tutto questo ha permesso alla squadra di sviluppare quello spirito e quella determinazione indispensabili per poter vincere le partite.

Caparbietà, conoscenze e competenze, ok. Ma per ambire a certi traguardi ci vogliono anche mezzi economici importanti. Com’è stato possibile per una piccola realtà come Paradiso?
Esatto, la caparbietà e la voglia da sole non consentono di raggiungere gli obiettivi. Servono anche investimenti importanti. In un'intervista di qualche mese fa, su 'Il Mattino della Domenica', ho dichiarato che il budget messo a disposizione si aggira attorno ai 200 mila franchi. Si tratta di una cifra consistente, che è stata resa possibile grazie al supporto degli sponsor e ad uno sforzo economico del sottoscritto. Mi auguro che tutti coloro che quest'anno ci hanno supportato con entusiasmo possano continuare a farlo anche nella prossima stagione, e spero che si aggiungano anche nuovi sostenitori e finanziatori, visto che la Prima Lega Classic richiede un impegno finanziario ancora maggiore.

Quando lei ha preso in mano il club aveva in mente di arrivare così lontano?
Nel 2002, quando ho preso in mano questo club, non avevo idea di dove si potesse arrivare. Nel tempo, con professionalità e passione, gli obiettivi sono diventati sempre più prestigiosi. Va detto che non sempre le cose sono andate nel verso giusto, non è stato affatto facile. Ad un certo punto, ad esempio, dopo alcuni campionati in Terza Lega abbiamo subito una pesante retrocessione. Ci siamo però rimboccati le maniche, abbiamo fatto tesoro degli errori e siamo ripartiti lavorando seriamente. Il calcio è anche questo.

I tempi sono cambiati: una volta si potevano creare squadre di paese con giocatori del posto. A Paradiso invece avete operato in modo diverso…
Effettivamente i tempi sono cambiati e non sempre è un bene, anche se bisogna sapersi adattare.
Io sono nato a Paradiso e ho fatto tutte le giovanili nel FC Paradiso, poi per motivi di lavoro ho dovuto smettere, e ricordo che tutti i ragazzi avevano la voglia e l'ambizione di arrivare in prima squadra, anche per l'orgoglio di rappresentare il proprio paese o comune. Se si saltava un allenamento era un dramma, e quando arrivava la chiamata dal Mister della prima squadra, all'epoca era Armando Ceroni, era una gioia immensa. Oggi le cose sono diverse, e l'identità tra squadra e giocatori nati nel posto è venuta un po' a mancare. Sono cambiati i tempi.

Adesso però arriva il bello: in Prima Lega è tutto più difficile. A cominciare dai costi…
Sarà sicuramente un campionato diverso, anche a livello economico. In questi giorni siamo impegnati nella campagna di rafforzamento della squadra e stiamo allestendo la nuova rosa. Alcuni giocatori non faranno più parte del gruppo, per vari motivi, e abbiamo già concluso alcune operazioni in entrata, ma non è ancora il momento di svelare i nomi. Di sicuro costruiremo una squadra di buon livello e ci faremo trovare pronti anche per questa nuova esperienza.

Il Comune è vicino alla squadra?
Certo, così com'è vicino a tutte le società di tutti gli altri sport. Le istituzioni supportano tutte le inziative, penso ad esempio a 'Paradiso in Movimento', in egual misura e con il medesimo entusiasmo, com'è giusto che sia. Va detto però che per noi oggi la situazione è differente, infatti abbiamo esigenze imposte dall’ASF che richiedono accorgimenti obbligatori da effettuare presso il campo di calcio. Nell'immediato dobbiamo effettuare interventi importanti a livello di sicurezza, dobbiamo ad esempio allestire due entrate differenti, una per i giocatori e una per gli arbitri e dobbiamo creare parcheggi separati per gli ospiti. Questo per rispondere alle esigenze imposte dalla nuova categoria. In prospettiva futura mi auguro che ci siano mezzi e supporto per interventi più importanti per migliorare il centro sportivo.

Allaccerete rapporti di collaborazione con il Lugano o il Chiasso?
Vedremo. Sono due entità molto distinte rispetto alla nostra. Nel senso che Chiasso non è una realtà che conosco bene, e quindi non sono in grado di dire se in futuro sarà possibile creare una sinergia. Per quanto riguarda Lugano invece il discorso è diverso, infatti già oggi esiste una buona collaborazione con il presidente del settore giovanile, Leonid Novoselskiy, che sta facendo davvero un ottimo lavoro. Noi gli segnaliamo i nostri giovani talenti che poi vengono valutati. Tutto questo nell'interesse dei nostri ragazzi, nell'ottica di una loro possibile crescita. Infatti noi abbiamo una mentalità diversa, non abbiamo l'obiettivo di tirare fuori il campione di turno, ma di far giocare tutti, quelli più bravi e quelli un po' meno. Credo moltissimo nello sport come scuola di vita, ed è per questo che ho contribuito a creare il raggruppamento 'Insema' che ogni anno consente a circa 300 giovani di praticare calcio e apprendere i valori dello sport.

B.C.

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