Sport, 03 giugno 2019

Renzetti è sicuro: "I tifosi riempiranno il nuovo stadio"

Il presidente a 360 gradi sul Lugano, l’Europa e... Leonid

LUGANO - Presidente Renzetti: partiamo dal mese di luglio scorso, con Abascal sulla panchina del Lugano. Cosa si immaginava per la stagione?
Ero fiducioso. La squadra allestita mi sembrava decisamente di buon livello, superiore a quella dell’anno precedente. Inoltre mi ero affidato a un tecnico giovane e preparato del quale, chi l’aveva conosciuto a Chiasso, mi aveva parlato bene.

L’arrivo di Fabio Celestini ha cambiato tutto. Quanto c’è dell’attuale allenatore in questo mezzo miracolo chiamato Lugano?
Penso ci sia molto. Celestini si è calato immediatamente nella realtà, ha lavorato in grande sintonia con lo staff e ai giocatori ha fatto passare pochi ma chiari messaggi. Inoltre ha costantemente dialogato con loro sfruttando spesso le sue esperienze di giocatore di grande livello. Quando hai calcato i terreni di grandi stadi e vissuto lo spogliatoio, riesci meglio a immedesimarti nelle ansie e nei pensieri dei giocatori sia di chi va regolarmente in campo sia di chi morde il freno in panchina. Fabio nel ruolo di gestore psicologico del gruppo - che è quello che fa ormai la differenza - è stato eccellente.

Raramente lei ha vissuto in perfetta simbiosi con un suo tecnico. Anzi, spesso e volentieri li ha bacchettati anche pubblicamente. Stavolta è stato diverso. Perchè?
Mi ha immediatamente colpito la sua intelligenza emotiva. E’ una persona vera, che sa che il calcio –come la vita peraltro - si fonda sulle emozioni. E che se non funziona la testa le gambe possono fare poco. Ogni volta che ho parlato con lui mi sono riconosciuto in molte posizioni e atteggiamenti. Poi nel calcio ci sta che ognuno farebbe i cambi in un momento diverso o schiererebbe magari un altro giocatore. Ma questi sono dettagli rispetto ai valori di fondo che un uomo e un tecnico debbono avere.

Lei ha sempre sostenuto che questa squadra valeva il terzo posto. Da cosa nasceva questa certezza?
Dalle esperienze accumulate in questi anni. Seguo il calcio da una vita e ho imparato che vi sono alchimie (il famoso gruppo) che possono colmare eventuali gap di carattere tecnico. A Lugano abbiamo cercato di scegliere persone giuste, oltre che calciatori di spessore. Il gruppo è importante ma da solo non vince le partite: deve essere composto da gente con i piedi buoni in grado si sacrificarsi. E da questo punto di vista solo l’Young Boys e forse il Basilea stanno meglio.

Insieme al Thun, il Lugano ha il budget tra i più bassi della SL. I risultati raggiunti sinora ci dicono che a volte con le idee si può far meglio di chi ha mezzi economici importanti.
Anche questo è vero. Ovviamente ci vogliono esperienza e all’inizio sul mercato rischi anche di commettere qualche errore. Col tempo ho imparato a leggere meglio le situazioni e a valutare anche l’uomo oltre al calciatore. Da quando siamo tornati in Super League poi la collaborazione con il direttore sportivo Giovanni Manna è stata ideale. Ci capiamo anche solo con uno sguardo (ma spesso ci sentiamo fino a dieci volte al giorno) e agiamo in perfetta sintonia.

Presidente: la cessione del Lugano a Leonid Novoselskyi è tutt’altro che sicura. La data per la risposta definitiva è stata nuovamente spostata…
Io vado avanti tranquillo. Sia col mercato sia con l’attività di tutti i giorni. È giusto dare a Leonid il tempo necessario. A me cambia poco far slittare la scadenza ma il 25 giugno prossimo è l’ultimo termine. Dopo di che sarà dentro o…fuori. Uno scenario con me al 60 per cento e lui al 40? Non posso dire nulla al proposito. Va da sé che la mia intenzione è quella di vendere la società. In città c’è fermento e pure entusiasmo, sono tutti felici per la qualificazione all’Europa League. Ma io non dimentico certo il logorio che comporta tutto questo e i difficili momenti vissuti negli ultimi anni.

A proposito: Carlinhos dove andrà?
Stiamo discutendo. Le offerte sul tavolo sono parecchie e non riguardano solo società europee. Penso che nel giro di un paio di settimane si potrebbe arrivare a chiuderne una.

Sarà lo stadio a fare la differenza? Cioè: una nuova struttura renderà più attrattivo l’FCL?
Non ci sono dubbi. Il FC Lugano, ma credo in generale tutto lo sport luganese e anche il movimento calcistico cantonale, non potranno che trarre beneficio dalla costruzione di un nuovo impianto sportivo adeguato ai tempi. Dovrà diventare il cuore pulsante del quartiere e vivere 360 giorni all’anno e non solo in occasione delle partite casalinghe. Per il FC Lugano si tratta della condizione indispensabile, non solo per poter essere ammessi ai campionati della SFL, ma anche per fare il vero e duraturo salto di qualità.

A proposito di pubblico: quest’anno siete ancora la Cenerentola di Super League. Ultimi nella classifica dei tifosi alle partite casalinghe. Come fare a risolvere questo annoso problema?
Mi sono già più volte espresso su questo tema. La gente vive di emozioni e di risultati e bisogna darglieli. La realtà luganese con un’offerta sportiva eccezionale (abbiamo squadre nella massima serie nelle principali discipline) favorisce un po’ la frammentazione. Ma sono certo che il nuovo stadio verrà riempito.

A vedere Aarau-Rapperswil c’erano 7 mila spettatori, a vedere Lugano-GC 4800…
Come detto sopra ad Aarau non c’è nient’altro. E tutta una regione si è recata allo stadio visto che c’era in ballo l’eventuale spareggio.

Lei con gli anni ha speso molto anche dal profilo fisico. Come se fosse un giocatore in carriera. Adesso si sente meglio? I tifosi si preoccupano…
Il mio problema è il peso e lo stress non aiuta certo a risolverlo. Per il resto mi sento abbastanza bene anche se partite come quella contro il Grasshopper sono un’insidia per le mie coronarie e per quelle di molti altri.

Dovete giocherete l’Europa League?
Stiamo discutendo con i proprietari degli stadi di Lucerna e di Berna. Molto dipenderà dalle condizioni economiche che ci verranno fatte. Due anni or sono eravamo inesperti a questi livelli e condizionati dalla fretta di decidere ma stavolta non vogliamo più spendere le cifre che ci furono richieste allora.

I suoi rapporti con parte della stampa (opinionisti compresi) non sempre sono stati idilliaci…
A dire il vero penso di essere il dirigente sportivo più disponibile sulla faccia della terra. Rispondo a ogni chiamata telefonica o richiesta di intervista e i miei collaboratori mi rimproverano per questo. Ma sono anche una persona emotiva che investe molto nel calcio (soldi ed energie) e che dice sempre quello che pensa. Ogni tanto quindi sbotto quando sento affermazioni inesatte (ed è un eufemismo) o quando devo subire predicozzi da pulpiti che non avrebbero nessun titolo per parlare.

Presidente: sappiamo che lei segue con un occhio molto interessato e affettuoso le vicende del Locarno. Gli darà un mano?
E’ la mia città e la squadra nella quale ho iniziato a giocare. Ovvio che sia vicino al FC Locarno. Quanto a dargli una mano ci pensa già mio figlio Luca, che è responsabiule delle finanze.

A.M.

Guarda anche 

VIDEO – Immagini schock, infortunio da horror: la caviglia di Wolf fa crack

TRIESTE (Italia) – Nella giornata di ieri, dopo il Mondiale U20 e in concomitanza del Mondiale femminile di calcio, sono scattati gli Europei U21. Nonostante l&rsqu...
17.06.2019
Sport

VIDEO – Ricordate Donis? Dopo la retrocessione, una bistecca d’oro gli costa una valanga di insulti

Nella stagione 2015-16, pur segnando soltanto 4 reti in campionato (condite da 7 assists, alle quali aggiunse altre 4 marcature in Coppa Svizzera), Anastasios Donis riusc...
18.06.2019
Sport

Addio Lugano, niente Levante: Sadiku pronto per la Turchia

VALENCIA (Spagna) – “Torno al Levante, ho un contratto di un anno più un altro di opzione”. Con queste parole settimana scorsa Armando Sadiku ave...
18.06.2019
Sport

Xhaka… ancora con l’Aquila? Perseverare può essere controproducente

PRISTINA (Kosovo) – La scorsa estate il Mondiale della Svizzera ha fatto parlare non tanto per l’eliminazione subita – guarda caso – agli ottavi d...
17.06.2019
Sport