Svizzera, 02 maggio 2019

Aiuto allo sviluppo, dalla Svizzera 260 milioni in più "ma dovranno anche servire gli interessi svizzeri"

La cooperazione internazionale della Svizzera subirà importanti cambiamenti nel prossimo futuro. L'aiuto allo sviluppo sarà più mirata in modo da migliorare l'efficienza e servire agli interessi svizzeri, almeno secondo le intenzioni del Consiglio federale. Ci saranno quattro regioni prioritarie invece delle attuali sei e il numero di paesi beneficiari sarà ridotto a 34 dagli attuali 46.

In termini generali, sarà rivolta una maggiore attenzione alla crescita economica e alle potenzialità del settore privato secondo il progetto di orientamento strategico della cooperazione internazionale della Confederazione dal 2021 al 2024, presentato giovedì a Berna dal Consigliere federale Ignazio Cassis, che ha parlato di un approccio "innovativo".

Il bilancio proposto per questo periodo ammonta a 11,37 miliardi (con cinque crediti quadro), contro gli 11,11 miliardi adottati definitivamente per il periodo 2017-2020, ossia 260 milioni in più. Questa somma corrisponde a 80 centesimi al giorno pro capite, ha detto Cassis.

Con questa proposta, la Svizzera destinerà lo 0,45% della sua produzione economica agli aiuti allo sviluppo, meno dell'obiettivo dichiarato dello 0,5% e soprattutto dello 0,7%. richiesto dall'ONU per la comunità internazionale. "Siamo sulla strada giusta", ha comunque affermato il capo della diplomazia elvetica, sottolineando il fatto che si tratta di un aumento.

"L'obiettivo principale sarà la creazione di posti di lavoro a livello locale, la lotta contro i cambiamenti climatici e le cause della migrazione irregolari e forzata, nonché l'impegno per la pace e lo stato di diritto", secondo il rapporto presentato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e dal Dipartimento federale degli affari economici, della formazione e della ricerca (DEFR).

Anche la cooperazione e l'assistenza allo sviluppo rifletteranno meglio gli interessi svizzeri,
in particolare nel settore della politica migratoria. Quest'ultimo tema sarà, per esempio, sistematicamente discusso in futuro nella conclusione di accordi di cooperazione.

Il DFAE e il DEFR desiderano "migliorare l'efficacia" dell'aiuto "riorientando le priorità tematiche e geografiche e l'uso di innovazioni e tecnologie digitali". Il nuovo orientamento deve consentire una risposta più flessibile a crisi e opportunità, aggiungono.

Quattro regioni saranno ora prioritarie per l'aiuto allo sviluppo, rispetto a sei in precedenza: Nord Africa e Medio Oriente, Africa sub-sahariana, Asia (Asia centrale, meridionale e sud-orientale) e Europa orientale.

Il Vicino Oriente fa ora parte del Medio Oriente. E l'America Latina non c'è più: il rapporto parla di un "progressivo disimpegno entro il 2024".

Il DFAE afferma che trasferirà gradualmente, entro il 2024, risorse destinate a determinati paesi a reddito medio, compresa l'America latina, a queste quattro regioni prioritarie "al fine di aumentare l'efficacia del proprio impegno".

Di conseguenza, il numero di paesi prioritari nella Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC, braccio umanitario del DFAE) diminuirà da 46 a 34.

Non figureranno più tra i beneficiari Bolivia, Cuba, Haiti, Honduras, Nicaragua, Azerbaijan, Mongolia, Pakistan, Eswatini (Swaziland), Lesotho, Malawi e Zambia. Ciò non influisce sugli aiuti umanitari, pronti per essere schierati in qualsiasi paese colpito da una calamità naturale, una crisi umanitaria o un'emergenza sanitaria, ha ricordato Cassis.

Una volta terminata la consultazione, una prima per ciò che concerne la cooperazione internazionale, all'inizio del 2020 il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento il messaggio sulla cooperazione internazionale per il periodo dal 2021 al 2024 per l'approvazione.

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