Mondo, 27 aprile 2019

Elezioni in Spagna, la sinistra di Sánchez riuscirà a resistere all'assalto della destra?

Domenica 28 aprile si tengono le elezioni generali in Spagna, le terze in tre anni e mezzo, che vedono da una parte la destra rivitalizzata dai nazionalisti di Vox, piccolo partito che praticamente dal nulla è cresciuta in modo impressionante nelle scorse elezioni regionali, e questo anche in regioni dominate dalla sinistra come l'Andalusia.

Dall'altra parte vi è la sinistra guidata dal socialista Pedro Sanchez, il cui partito PSOE probabilmente sarà probabilmente il più votato ma allo stesso tempo non riuscirà a trovare la maggioranza necessaria per governare, a meno di scendere a patti con i separatisti catalani scelta che però comprende rischi importanti.

La Spagna dalle ultime elezioni ha subito notevoli cambiamenti che avranno un'influenza diretta sulle elezioni. Il primo è l'escalation della situazione in Catalogna, con il braccio di ferro tra indipendentisti e governo centrale ha mobilitato sia i catalani favorevoli all'indipendenza e dall'altra i (moltissimi) spagnoli contrari a qualunque secessione. L'atteggiamento del governo Sanchez, più favorevole al dialogo che alla repressione, è infatti diventata uno degli argomenti principali della destra per mobilitare gli spagnoli a cambiare governo.

Il secondo fenomeno che ha caratterizzato la Spagna in questi ultimi anni è l'aumento vertiginoso dell'immigrazione clandestina dall'Africa, questo in particolare in seguito al cambio di governo in Italia con la Lega di Matteo Salvini che aveva promesso, ed è in buona parte riuscito, a bloccare l'arrivo di clandestini dall'Africa, con la conseguenza che la Spagna più permissiva di Sanchez ha preso il posto dell'Italia quale principale paese d'arrivo dei migranti in arrivo dall'Africa. E con l'arrivo dei migranti è giunto anche l'aumento di crimini e i problemi di convivenza che caratterizzano i paesi a forte immigrazione.

Il terzo fenomeno, strettamente legato ai primi due, è l'ascesa, improvvisa quanto impressionante, del partito nazionalista Vox. Partito che alle ultime elezioni raccoglieva ancora percentuali risibili intorno al punto percentuale, e che di conseguenza ora non dispone nemmeno di un seggio in parlamento, in poco tempo il partito guidato dal carismatico Santiago Abascal ha stravinto le ultime elezioni regionali puntando soprattutto sulla linea dura contro gli indipendentisti catalani e alla lotta contro l'immigrazione illegale.

Secondo i sondaggi il PSOE di Sanchez oggi al governo dovrebbe facilmente arrivare primo strappando così l'incarico del Re di formare una compagina governativa. Il problema di Sanchez sarà però, probabilmente, quello di non riuscire a trovare una maggioranza a sinistra, se non includendo gli indipendentisti baschi e catalani (in gran maggioranza di sinistra anche loro). Con il rischio di dover dipendere da formazioni politiche che non hanno alcun interesse nella Spagna e allo stesso mantenendo la destra mobilitata contro di lui per essere troppo.

I sondaggi però sottovalutano la destra, divisa in tre partiti. I popolari escono stremati da sette anni di governo, finiti il primo giugno scorso con la caduta di Mariano Rajoy, tornato a fare il notaio nella sua Galizia. Il Pp non si è rivelato incorruttibile: otto ex presidenti di Regione, dodici ex ministri sono finiti in galera. Alle primarie ha prevalso il candidato dell’ala dura del partito, Pablo Casado, persona, descritta dal quotidiano spagnolo "El Mundo" come vicina all’ex primo ministro José Maria Aznar (a destra nella foto).

Aznar, sempre secondo El Mundo, sarebbe il vero regista dell’alleanza di destra. È lui che sta dietro all'alleanza dei tre partiti di destra, che oltre a Vox, include Ciudadanos, fondato da Albert Rivera. E ha incluso nel gioco i nazionalisti di Vox, che saranno la rivelazione "annunciata" del voto. I sondaggi li danno sopra il 10%, ma potrebbero salire ancora.

In una Spagna sempre caratterizzata da una disoccupazione, specie giovanile, da record e un'economia che continua a far fatica a decollare le elezioni sembrano decidersi tra una sinistra occupata a sventolare il fantasma del ritorno del franchismo, sfruttando così l'ascesa di Vox, e dall'altra una destra che cavalca il fantasma della disgregazione territoriale, accusando il governo in carica di essere troppo morbido con i catalani. Se l'esito, in termini percentuali, sembra essere già scritto, ossia una vittoria del PSOE e una crescita della destra nazionalista, cosa succederà dopo è un'incognita che comporta innumerevoli rischi.

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