Svizzera, 19 aprile 2019

Musulmana radicalizzata, potrà essere espulsa dalla Svizzera anche se ha il passaporto francese

Il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di una giovane donna musulmana in possesso del passaporto francese espulsa dalla Svizzera nella primavera del 2017 per radicalizzazione. Le informazioni a disposizione di Fedpol erano sufficienti per prendere una tale decisione, sostiene la corte. Il giudizio non è tuttavia definitivo e l'interessata può ancora presentare ricorso.

Nell'agosto 2016, la donna, all'epoca 18enne, era arrivata in Svizzera e aveva fatto domanda per un permesso di soggiorno UE / EFTA. La sua richiesta è stata respinta dall'Ufficio federale di polizia (Fedpol) sulla base delle informazioni fornite dal Servizio di Informazione della Confederazione (SIC).

Secondo il SIC, la giovane donna si era sposata in una moschea con un uomo, possessore di passaporto svizzero, noto per i suoi contatti con persone che sostengono organizzazioni terroristiche o persone che sono state indagate per appartenere a un'organizzazione criminale.

Inoltre, la coppia si era recata in Turchia nel luglio 2016, da dove era tornata alcuni giorni dopo “in condizioni poco chiare”. Un anno prima, il suo compagno si era recato a Raqqa, la "capitale" dello Stato islamico in Siria.

(sentenza F-1954/2017 del 8 aprile 2019)

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