Ticino, 01 aprile 2019

Mercato del lavoro ticinese sempre allo sfascio, nessuna inversione di tendenza

La scorsa settimana, con la massima enfasi, la Camera di commercio targata PLR (la vicepresidenta è addirittura candidata al governicchio con tanto di campagna elettorale megalomane e cavalli frontalieri) ha presentato lo studio farlocco da lei medesima commissionato all’istituto BAK di Basilea.

Il quale studio, ma guarda un po’, dipinge la situazione economica di questo sfigatissimo Cantone con tinte addirittura trionfalistiche: il Ticino starebbe conoscendo una crescita economica “impressionante”! Nientemeno!

C’è da chiedersi chi beneficerebbe di tutto questo Bengodi. La maggioranza dei ticinesi certamente no. Ma magari gli amici degli amici sì.
Ed i furbetti d’Oltreramina pure.

La rivoluzione (?)

Pochi giorni dopo, e meglio lunedì 25 marzo, un quotidiano PLR “a caso” ha dedicato un’intera pagina alla “breaking news” secondo cui, stando all’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica, da quest’anno in Ticino i lavoratori svizzeri sarebbero tornati inmaggioranza. Infatti sono “ben” il 50,8%, mentre lo scorso anno erano il 49.9%.

Ah beh, queste sì che sono rivoluzioni! E adesso che si fa, stappiamo lo champagne per festeggiare il 50,8%?

La media nazionale

Evidentemente qui si sta giocherellando con le percentuali infinitesimali, pensando di prendere la gente per i fondelli. Ma la realtà sul territorio non è affatto cambiata. Non c’è alcuna inversione di tendenza. In Ticino la metà dei lavoratori è straniera. Questo è un dato di fatto e viene confermato. E parliamo di lavoratori ufficialmente dichiarati. Perché, se fosse possibile conteggiare quelli in nero che entrano quotidianamente dal Belpaese, ti saluto Rosina! Intanto la media nazionale è tutt’altra cosa: 70% lavoratori elvetici e 30% di stranieri.

L’invasione continua


Morale della favola: l’INVASIONE da sud continua. Perfino le cifre ufficiali lo confermano. E per questa situazione, sappiamo perfettamente chi e cosa ringraziare: la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. La quale adesso, non ancora contenta, vuole perfino lo sconcio accordo quadro istituzionale. Che porterà alla rottamazione delle misure accompagnatorie. Misure accompagnatorie che, tra l’altro, i funzionarietti di Bruxelles hanno impallinato ufficialmente proprio nei giorni scorsi. E’ manifesto che prima di uscire allo scoperto attendevano solo che il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale votasse la marchetta da 1.3 miliardi all’UE.

Asfaltati

Nell’articolo del 25 marzo del quotidiano PLR, il docente e ricercatore della SUPSI Fabio Losa asfalta le velleità propagandistiche della Camera di commercio. Ed infatti smentisce categoricamente che sul mercato del lavoro ticinese sia in atto un’inversione di tendenza; ovvero, che improvvisamente i ticinesi siano tornati, per qualche motivo, ad avere la precedenza nelle assunzioni in casa loro.

Del resto, finché la devastante libera circolazione delle persone resterà in vigore, un’inversione di tendenza è impossibile. Losa al proposito è molto chiaro. E ricorda che: 1) se i lavoratori svizzeri in Ticino – ripetiamo: quelli ufficialmente dichiarati - sono ridiventati “maggioranza” è solo a causa di uno spostamento di poche unità. La tendenza è sempre la stessa, quella alla sostituzione dei residenti con frontalieri; non è in corso alcuna inversione. 2) La quota di lavoratori con passaporto rosso in Ticino è sempre calata nel corso degli anni. 3) Dal 2010 al 2017 nel nostro Cantone il numero degli occupati è aumentato di circa 30mila unità. Praticamente tutti frontalieri. Benefici per i ticinesi: vicini allo zero.

Record di fallimenti

A ciò aggiungiamo che, come già scritto la scorsa settimana, il tasso di disoccupazione ILO in Ticino è del 6.8% (cresciuto di quasi un punto percentuale nell’ultimo anno) mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Fate un po’ voi. E sempre in Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, quando il tasso nazionale è del 17%.

Come se non bastasse, nei giorni scorsi sono arrivati i nuovi dati sui fallimenti in Svizzera. Ne emerge che in questo sempre meno ridente Cantone, tra gennaio e febbraio dell’anno in corso, sono andate a gambe all’aria 182 società. Ciò significa che il Ticino si trova a guidare la poco ambita classifica dei fallimenti aziendali: sia a livello di cifre assolute che di aumento percentuale (+47%).

Sarebbe questa la “crescita economica impressionante” che manda in sollucchero la Camera di commercio targata PLR? Auguri! Fosse stata una crescita economica solo “solida”, adesso saremmo tutti in strada a chiedere l’elemosina.

Lorenzo Quadri / MDD

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