Ticino, 18 marzo 2019

"Statalizzare il medico del traffico per ristabilire la fiducia con il cittadino"

Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle Istituzioni dal 2011 Norman Gobbi affronta in questa tornata elettorale la sua terza elezione all'esecutivo cantonale. Quale bilancio dare al lavoro svolto durante la (quasi) passata legislatura? Cosa ne pensa dei diversi scandali che hanno interessato il Consiglio di Stato negli ultimi quattro anni? Come risolvere i problemi legati al medico del traffico? Abbiamo chiesto queste (e altre) domande al candidato leghista.


Che bilancio si dà della sua seconda legislatura come direttore del dipartimento delle istituzioni?


Il mio è un bilancio sostanzialmente positivo e molto è stato fatto: alludo in particolar modo alla digitalizzazione, allo snellimento delle pratiche burocratiche, all’affinamento del Piano cantonale delle aggregazioni, alla valorizzazione delle periferie, all’accresciuta sicurezza e alla sempre più performante collaborazione tra chi è deputato a garantirla al cittadino giorno dopo giorno. Molto resta però ancora da fare, specie nel campo della giustizia, un articolato e importante cantiere ancora in divenire. Ecco perché mi piacerebbe poter continuare a svolgere questo compito, impegnativo, ma altrettanto gratificante.


Qual è il risultato più importante conseguito?


Credo che quanto fatto in ambito della sicurezza sia in assoluto significativo: i dati confermano che oggi viviamo in un contesto più sicuro di quanto lo fosse 8 anni fa, epoca in cui assunsi l’incarico di Consigliere di Stato. Abbiamo compiuto un lavoro enorme, di concerto con la forze di Polizia e giudiziarie. Un lavoro meticoloso e approfondito che ha portato i suoi frutti. Ora occorre insistere per far fronte anche a minacce che hanno caratteristiche diverse da quelle di qualche tempo fa.


Cosa invece l'ha delusa e avrebbe voluto fosse andato meglio?


C’è stato il problema dei permessi, ma lo abbiamo risolto contrattaccando con misure d’urgenza, ovvero migliorando ulteriormente i controlli interni e perfezionando le procedure. Se mi ero arrabbiato? Molto, moltissimo. Mi sono sentito tradito. Una mela marcia non deve e non può però rovinare l’immagine di un gruppo di persone che lavora bene e con dedizione alla causa.


Un tema d'attualità che riguarda da vicino il suo dipartimento è quello del medico del traffico. Lei come soluzione ha proposto di statalizzare il servizio. Concretamente che cosa cambierebbe?


Il modus operandi in vigore finora – anche se era l’unico possibile in termini di razionalizzazione dei costi - non era certo il migliore possibile e per questo abbiamo deciso di intervenire. La situazione è divenuta via via troppo fragile sia da un punto di vista funzionale sia in termini di autorevolezza. Un elemento quest’ultimo che non deve assolutamente mancare nei rapporti tra cittadino e medico perito chiamato ad elaborare una perizia per l’autorità, in questo caso la Sezione della circolazione.

Da qui la volontà di cambiare marcia. Dal mio punto di vista, cantonalizzando il servizio potremo sgombrare il campo dalle speculazioni di chi sosteneva che il medico del traffico traeva profitto da queste perizie. Insomma, si tratta anche di ristabilire un rapporto di fiducia con il cittadino automobilista


Questa legislatura è stata contraddistinta da diversi scandali. A qualche anno di distanza, che opinione si è fatto?


L’ho detto prima: se c’è un problema non bisogna nasconderlo, ma risolverlo. E soprattutto imparare da esso e migliorare. Cosa che, almeno per quanto attiene al mio Dipartimento, è stata fatta.


Il Consiglio di Stato ha imparato la lezione e in futuro possiamo aspettarci meno casi come Argo 1?


La natura stessa dell’uomo lo rende capace di sbagliare e quindi nessuno può dire con certezza che in futuro non saranno più commessi errori. Occorre quindi essere pronti a reagire, a isolare che non fa ciò che deve, dotandosi di un apparato solido e a prova di, diciamo così, contaminazione. Però, lo ripeto, la certezza assoluta che non accadano più le cose viste nel recente passato non l’abbiamo.


Lei è a capo della sicurezza in Ticino: qual è la situazione attuale in questo ambito? Il Ticino è un cantone sicuro?


Il Ticino è un Cantone oggettivamente sicuro e il cittadino ce lo riconosce. Le statistiche sono in questo senso chiare. Da parte nostra, c’è uno sforzo costante mirato proprio ad aumentare questo già elevato grado di sicurezza. Il che non vuol dire militarizzare il Ticino, bensì utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione. La differenza la fa spesso e volentieri l’organizzazione e la motivazione, e nello specifico non siamo secondi a nessuno. Oggi possiamo contare su un eccellente sistema di collaborazione interforze tra Polizia cantonale, Comunali, Guardie di confine, Polizia ferroviaria e con i colleghi italiani.


Le sue priorità per la prossima legislatura nel caso fosse rieletto?


Sino ad ora abbiamo lavorato per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. E ci siamo riusciti in maniera ottimale, aumentando sia il senso di sicurezza soggettivo tra la popolazione sia quello oggettivo (meno reati, meno incidenti, ecc.). Adesso bisogna dare più libertà ai ticinesi. Più libertà significa alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo presto impastoiano cittadini e imprese .

kc
 

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