Ticino, 18 febbraio 2019

Argo 1, parola alla CPI: "Approssimazione e superficialità nel DSS. Beltraminelli ha sottovalutato l'importanza del problema, avrebbe dovuto coinvolgere il Governo"

Il Gran Consiglio dibatteva oggi le conclusioni del rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) riguardo al caso "Argo 1", il cui obiettivo era verificare le responsabilità politiche e operative di una vicenda che tiene occupata la politica, i media e la giustizia cantonticinese da ormai diversi anni.

A prendere la parola il presidente della CPI, che è costata 111'000.-, Michele Foletti che ha presentato le conclusioni del rapporto lungo 132 pagine. Conclusioni secondo cui vi sono sia responsabilità individuali che collettive a livello di singole sezioni dipartimentali che di governo.

Responsabilità individuale in primis del Capo della Divisione dell'azione sociale e delle famiglie Claudio Blotti, persona "che ha le maggiori responsabilità" di quanto accaduto. Blotti, secondo la CPI, non ha vigilato sul rispetto di leggi e regolamenti e la sua giustificazione di essersi trovato davanti a un'emergenza non tiene in quanto la situazione di irregolarità è durata diversi anni, anche quando l'emergenza migranti era rientrata. Con il suo agire Blotti "si è assunto consapevolmente un rischio elevato" con il solo intento di ottenere un'offerta più economica, quella di Argo 1, rispetto alla concorrenza.

Responsabile dell'accaduto è anche il Capo dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento Renato Scheurer, descritto come "l'artefice" della vicenda. A Scheurer si rimprovera di aver gestito la questione legata ai richiedenti l'asilo "in modo approssimativo e superficiale" , in particolare dal lato amministrativo e formale. Scheurer è venuto meno ai suoi compiti di di vigilanza e verifica, scaricando responsabilità che dovevano essere ad altri. Infine, con l'accordo di Blotti, ha ripetutamente violato il regolamento sulle deleghe permettendo l'assegnazione di di mandati diretti superiori a 30'000.-, senza nemmeno preoccuparsi di mettere sotto contratto tali prestazioni.

Colpevole è anche Renato Bernasconi, prima Capo della sezione finanze poi Capo della divisione dell'azione sociale e delle famiglie, reo, in quanto responsabile dell'Ufficio dei controlli, di aver mancato nel suo compito di controllare le finanze, permettendo il pagamento di una serie di fatture in assenza della necessaria documentazione. A Bernasconi vengono inoltre rimproverate iniziative definite "perlomeno dubbie" come l'invio di un'email al direttore di Securitas per chiedergli di non impiegare più Cappelli e l'aver ricevuto nel suo ufficio Carmela Fiorini insieme al compagno Fiorenzo Dadò, senza informare il direttore del Dipartimento della Socialità e della Sanità (DSS) Paolo Beltraminelli.

A Beltraminelli viene invece rimproverata un'eccessiva fiducia nei propri funzionari (sia Scheurer che Blotti sottostavano al DSS), fiducia che ha permesso loro di mancare nei loro compiti senza che sentissero la necessità di tenere informato il proprio direttore. Beltraminelli quindi, secondo la CPI, ha peccato di eccessiva fiducia nei suoi collaboratori e allo stesso tempo sottovalutato la portata del problema, quando avrebbe dovuto coinvolgere l'intero governo quando ha pensato invece di affidare la questione dell'emergenza asilanti ai suoi collaboratori che, come detto, non sono stati all'altezza dei loro compiti.

La CPI punta con il dito anche la Sezione delle finanze del DFE, nella quale si sarebbero riscontrate diverse negligenze, questo a causa di una mancanza di personale e a causa di problemi privati nel personale che ne hanno minato le già sottodotate capacità.

Infine la CPI raccomanda alcune misure per migliorare in futuro la gestione, sia nello specifico del settore dell'asilo, sia più in generale dell'Amministrazione pubblica. Raccomandazioni più di carattere tecnico, come sistemi di supporto alle decisioni, sistemi di controllo, una migliore tenuta dei documenti o direttive per l'uso della posta elettronica, sia più generali come la necessità di una visione strategica per la gestione dei settori delicati, una maggiore attenzione nella selezione del personale dirigente o la necessità di segnalare sospetti reati penali e costituirsi subito quale accusatore privato, anche solo a causa del possibile danno d'immagine.

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