Mondo, 04 dicembre 2018

Perchè anche in Spagna avanzano i sovranisti

Il boom di Vox nel voto in Andalusia è qualcosa che ha sorpreso tutti. Il leader del partito sovranista spagnolo, Santiago Abascal, si era posto come obiettivo la conquista di 12 seggi nel parlamento andaluso. E tutti pensavano che fosse un obiettivo estremamente difficile da raggiungere se non completamente impossibile. I risultati hanno smentito i sondaggisti, molti osservatori e i meno fiduciosi: Vox ha ottenuto esattamente 12 scranni, diventando la prima forza politica di stampo “nazionalista” a entrare ufficialmente nel parlamento di una comunità autonoma. Una rivoluzione che non può non meravigliare soprattutto se si considera non solo il panorama politica spagnolo, ma in particolare quello dell’Andalusia, da sempre storico feudo socialista.

Una rivoluzione che non deve sorprendere

Ma se può sorprendere l’esplosione del voto in una regione così particolare come quella del Sud della Spagna, non deve sorprendere l’avanzata del partito di Abascal. Perché quello che sta avvenendo è esattamente questo già avvenuto in altre parti d’Europa, Italia compresa. C’è un Paese profondo che inizia a non essere soddisfatto dai partiti tradizionali. E questo sentimento, che in territorio spagnolo è stato quasi sempre incanalato o da movimenti indipendentisti o da movimenti di sinistra populista (vedi Podemos), adesso comincia a svilupparsi anche a destra, facendo entrare la Spagna nel novero dei Paesi che ha un partito di stampo “sovranista”.

Esiste una Spagna profonda, come in Francia, in Italia, in Germania e in Gran Bretagna, solo per citare i casi a noi più noti e vicini nel tempo, che si pone in controtendenza rispetto a una cultura politica “mainstream” che è risultata nel tempo incapace di dare risposte.

Il programma di Vox non è un programma rivoluzionario nei termini né ne negli obiettivi. Ma risponde a esigenze che riguardano non solo l’economia, come invece fanno molti partiti, ma va a toccare nel profondo esigenze sociali e anche culturali che sono richieste da una larga parte di popolazione che si è sentita, nel tempo, marginalizzata.

Ed è proprio partendo da quest’idea che il partito di Abascal ha ottenuto consenso: come lo stanno ottenendo tutte le sigle sovraniste in Europa. Non si rivolge a bisogni per forza concreti, e non punta sulla crescita economica come obiettivo fondamentale. Si rivolge a un bisogno di identità e di ripristino di un certo schema culturale che la Spagna aveva sommerso per molti anni di fronte all’ascesa del progressismo come totem del nuovo Stato nato sulle ceneri della dittatura franchista.
La Spagna è un Paese impoverito dalla crisi economica, senza dubbio. La disoccupazione, in particolare al Sud, resta un problema estremamente importante. Ma Vox non si rivolge alla richiesta di riforme economiche. E questo è interessante perché dimostra come il sovranismo, almeno in Europa, si sta sviluppando non in base a necessità economiche, ma quasi a una sorta di risveglio culturale.

Vox segue lo schema del sovranismo

Come scrivevamo su questa testata riguardo all’ascesa di questi nuovi movimenti politici,  “non è una lotta per la sopravvivenza economica, ma una lotta quasi antropologica, culturale, che sposta l’attenzione non sul portafogli, ma su altri valori. C’è l’immigrazione, c’è la sovranità politica ed economica, c’è la sfida verso il progressismo ultra-liberale”. E la grande forza, e astuzia, dei sovranisti europei è che non prendono consenso parlando di lavoro e tasse (o quantomeno non ne fanno un tema centrale), ma di chiusura dei confini e di identità perduta. Concetti che sono fondamentalmente senza tempo e senza numeri e che puntano su quella parte di popolazione che si sente sempre più sotto assedio nei suoi modelli culturali di riferimento.

Vox si pone in questo solco. E lo dimostra il suo programma così come i punti che l’hanno condotto a ottenere un risultato storico in Andalusia. La lotta all’immigrazione clandestina, per esempio, è un tema centrale della sua agenda politica. E in un momento in cui Pedro Sanchez si confronta con l’arrivo di migliaia di persone dalle coste africane e con gli assalti ai confini di Ceuta e Melilla, l’Andalusia è diventata la prima frontiera di questo fenomeno migratorio che appare incontrollabile.
Insieme al blocco dell’immigrazione clandestina, Vox chiede un forte giro di vite sulle moschee illegali in tutto il territorio spagnolo. Il partito di destra ha più volte richiesto al governo di arrestare tutti gli imam considerati estremisti e accusati di fare proselitismo di matrice salafita o anche direttamente terrorista. E questo è un tema particolarmente sentito in un Paese ferito dal terrorismo islamico.

Ma oltre all’immigrazione, c’è anche la difesa dell’identità e dell’unità nazionale. E anche in questo caso, la necessità non è concreta, economica, ma culturale. Il risveglio del secessionismo catalano e in altre aree del Paese ha condotto una parte di Spagna a reagire richiedendo una maggiore spinta dello Stato nazionale. E la risposta di Mariano Rajoy a destra così come dei socialisti a sinistra, non è sembrata né utile né definitiva. Vox chiede una centralizzazione del sistema sanitario e scolastico come risposta alla deriva autonomista. E questi concetti sono sentiti in una grande parte della popolazione.

Ma oltre all’identità nazionale, c’è anche una sfida culturale che non è da sottovalutare. Vox si pone ad esempio come partito apertamente di ispirazione cristiana. Combatte il diritto all’aborto e considera che questo, come i trattamenti per il cambio di sesso non vengano pagati dal sistema sanitario pubblico. Si oppone anche alle teorie gender, confermandosi invece dichiaratamente a favore del rispetto delle differenze sessuali, contrastando leggi e politiche di “discriminazione positiva”.

La sfida per un partito del genere è estremamente complessa. In Spagna più che in altri Paesi, il pericolo di ricevere immediatamente l’etichettatura di fascismo è altissima. E non è un caso che, subito dopo l’exploit andaluso, Podemos abbia parlato di “allerta antifascista”, quasi a voler creare un clima da allarme generale sul rischio dell’ascesa del fenomeno sovranista in Spagna. Ma è forse anche per questo motivo che il partito ha ottenuto consenso. Il centrosinistra lo attacca in quelli che considera i suoi punti deboli: ma in realtà sono i suoi punti di forza.

(Via gliocchidellaguerra.it)

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