Mondo, 21 settembre 2018

La guerra tra clan arabi che scuote la Germania

foto dap
Il 13 settembre scorso Nidal R., membro di uno dei tanti clan arabi che si sono insediati negli ultimi decenni in Germania, viene crivellato di colpi sotto gli occhi della famiglia. A colpire l'opinione pubblica tedesca non è solo l'efferato omicidio in sè ma anche la presenza di migliaia di persone, in stragrande maggioranza arabi, presenti al funerale (vedere foto). In un contesto già teso già teso dovuto all'influsso di centinaia di migliaia di migranti negli scorsi anni e dei problemi che ciò ha portato, l'opinione pubblica tedesca scopre che interi quartieri sono in mano a questi clan famigliari e che da anni, se non decenni, è in corso una guerra "nascosta" tra queste famiglie per il controllo dei quartieri e il traffico di droga.

Secondo il "TagesAnzeiger", che sulla vicenda ha scritto un articolo basato su un'inchiesta del giornalista tedesco Olaf Sundermeyer pubblicato, il problema non è dovuto solo alle politiche della cancelliera Merkel ma ha le sue origini negli anni '80 quando la Germania aprì le porte a presunti rifugiati provenienti dal Libano dilaniato dalla guerra civile.

Problema presente in tutte le città della Germania occidentale

Il funerale di Nidal R. si è tenuto a Berlino e  cittadinii tedeschi hanno potuto vedere migliaia di uomini barbuti e tatuati marciare per le strade urlando "Allah akbar" e altri slogan islamici. Ma per Sundermeyer, le immagini potrebbero benissimo anche provenire da Dortmund, Essen, Brema o Duisburg. Circa 12 grandi famiglie arabe, ciascuna con centinaia o addirittura migliaia di membri, si sono diffuse nelle città tedesche. Controllano interi quartieri, commettono rapine, traffico di persone e droghe e praticano il racket. In molti casi ricevono prestazioni sociali dallo stato, ma hanno auto di lusso, alberghi, stazioni di servizio, bar narghilè e locali di scommesse – e la loro sfera d'influenza è in continua espansione in nuovi quartieri, città e villaggi.

Sebbene nessuno sappia esattamente chi erano, quale sarebbe o dovrebbe essere la loro occupazione in Germnia e se effettivamente erano minacciati nel loro paese, la Germania li aveva lasciati ingenuamente vivere praticamente senza controllo nel paese.

"Vivono in mondi paralleli con le proprie regole e leggi"

Una generazione più tardi, il risultato di questa politica è evidente: molte famiglie arabe - che avevano deliberatamente abusato del diritto d'asilo per portare i loro clan in Germania - presero il potere in molte parti delle città tedesche. "Vivono in società paralleli con le proprie regole, valori e leggi" afferma Sundermeyer.

Disprezzano lo stato tedesco. Minacciano la polizia. E si prendono gioco dei giudici tedeschi che pronunciano le solite pene sospese.

Nelle su ricerche sul campo effettuate da Sundermeyer per un documentario, giunge alla conclusione che le autorità hanno guardato altrove per anni e hanno minimizzato il problema.

Problema che non si può risolvere con i mezzi e le leggi attuali

Ospite del talk show del conduttore televisivo Markus Lanz, Sundermeyer sostiene che l'intelligence tedesca era già a conoscenza del problema alla fine degli anni 90. In un incontro, tuttavia, si decise di non lanciare un una investigazione su larga scala contro i clan arabi, perché sarebbe stato necessario effettuare una "attribuzione etnica".

Quindi, per paura di essere considerati xenofobi, le autorità tedesche hanno permesso ai clan criminali di prendere piede per decenni.

Oggi i clan sono così grandi, potenti e connessi che difficilmente possono essere combattuti con i mezzi e le leggi esistenti, afferma Sundermeyer. Inoltre, stanno costantemente reclutando nuovi punti membri tra le centinaia di migliaia di migranti che sono giunti in Germania negli ultimi anni.

Guarda anche 

"The Game": Il gioco dei migranti pronti a entrare in Italia

Vucjak – Uno dei giovani nepalesi indossa una maglietta bianca con una grande scritta: “World tour”, giro del mondo. Il gruppetto avanza nella bosc...
15.07.2019
Mondo

Il finto cuoco di Berlusconi è potuto rimanere due anni in Ticino senza avere il permesso

Il finto cuoco di Silvio Berlusconi non ha mai ricevuto alcun permesso per stabilirsi in Ticino. Nel 2017 aveva chiesto il rilascio del permesso B, ma questi gli era stat...
14.07.2019
Ticino

Rifugiato siriano si lamenta di non poter andare in vacanza in Siria, "la Germania è stressante, bisogna fare una pausa ogni tanto"

Un rifugiato siriano residente in Germania si è lamentato sui social media di non poter andare in vacanza in Siria perché aveva "qualcosa di importante...
11.07.2019
Mondo

Donne bagnino prese a sputi e insulti, "a porre problemi soprattutto immigrati dai Balcani e dal mondo arabo"

Insultate, vittime di sputi e disprezzate in altro modo: in Svizzera i supervisori donne delle piscine vengono spesso presi di mira dai bagnanti. "Ho già sper...
09.07.2019
Svizzera