Opinioni, 21 luglio 2018

Perché svendere la propria cultura in cambio del nulla?

Notizia degli scorsi giorni la decisione di una società di ginnastica e di una scuola argoviesi di proibire, in occasione delle feste di fine anno scolastico, la carne di maiale, in particolar modo i cervelat (carne tradizionale svizzera tipicamente da grigliare) in segno di rispetto nei confronti degli alunni musulmani.

Successivamente sono stati intervistati tre esperti negli ambiti scolastici e dell’integrazione degli stranieri, dalle loro dichiarazioni sono emerse le seguenti divergenze d’opinioni: la sproporzionalità della decisione e il principio secondo il quale la libertà individuale del singolo non deve stravolgere le abitudini (in questo caso alimentari) di tutta una collettività.

Comprensibile la difficoltà di preservare ed imporre la propria cultura e le proprie usanze e abitudini per coloro che professionalmente e quotidianamente (come appunto il mondo scolastico) sono confrontati in un contesto sempre più globalizzato ed eterogeneo.
Tuttavia, nonostante questa breve premessa, non è invece comprensibile la decisione che si è voluta adottare.

È necessario fare un po' di chiarezza e mettere il campanile al centro del villaggio a scanso di equivoci.
La prassi consolidata ed adottata da sempre durante le feste di fine anno scolastico senza alcuna restrizione per nessun tipo di carne, non viola in alcun modo la discriminazione degli stranieri, e non, in quanto nulla a che vedere con l’odio contro una persona o un gruppo di persone per il loro paese di provenienza, l’etnia o la religione e annessi e connessi, come giustamente punisce il Codice Penale all’articolo 261bis.

Semmai è totalmente in contrasto con il principio globale di integrazione degli stranieri ai quali si chiede principalmente di assimilare le usanze e le abitudini del paese ospitante, il rispetto delle regole e la conoscenza della lingua locale.
Anche la libertà individuale del singolo, così si insegna, finisce quando inizia quella degli altri e pertanto anche sotto questo aspetto la decisione è sempre traballante.
La volontà dello straniero di volersi integrare è determinante, senza questa premessa ogni esercizio è totalmente inutile e dannoso per gli animi popolari.

Le argomentazioni che hanno spinto le autorità scolastiche argoviesi ad optare per questo incomprensibile cambio di rotta non ci è dato saperle, il mio invito è comunque quello di ribellarsi come giustamente ha fatto il Consigliere Nazionale UDC Glarner.
Invito anche tutte le autorità a mantenere la propria determinazione e a non farsi intimorire dal famigerato e ricattabile politicamente corretto ad oltranza.
Il promovimento delle nostre tradizioni è uno strumento per unire e non per disunire.

Nicholas Marioli
Consigliere Comunale di Lugano
Lega dei Ticinesi

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