Sport, 26 giugno 2018

“Michael Fora può sfondare. Ha carattere e potenziale”

L’ex portiere dell'Ambrì Pauli Jaks è stato il primo ticinese ad approdare nella NHL

AMBRÌ - La notizia di Michael Fora ingaggiato dai Carolina Hurricanes è una di quelle che fanno molto piacere agli sportivi ticinesi con la S maiuscola. Il difensore dell’Ambrì Piotta si è guadagnato il contratto grazie alla splendida prova offerta agli ultimi mondiali in Danimarca, nei quali con la sua Svizzera ha conquistato la medaglia d’argento perdendo solo ai rigori la finalissima con la Svezia.

Per parlare di questo “passaggio” oltre Oceano abbiamo chiamato in causa Pauli Jaks, che nel 1993 è stato il primo ticinese a toccare con mano (disputando poi un incontro con i Los Angeles Kings) il mondo della National Hockey League. L’attuale preparatori dei portieri leventinesi ci racconta la sua esperienza in Nordamerica ed ovviamente ci commenta il clamoroso (ma meritato) trasferimento di Fora appunto nel campionato più spettacolare del mondo.

Dunque, Fora ha preso il… volo per gli USA, se lo aspettava?
Innanzitutto sono felicissimo che lui sia riuscito a strappare un contratto oltre Oceano in una squadra della NHL. Un trasferimento che ci rallegra moltissimo e che ci onora, ciò significa che il lavoro svolto dal nostro staff tecnico su di lui ma non solo ha dato i suoi frutti. Sapevo che Michael aveva una clausola e l’ha fatta valere visto che gli ultimi Mondiali per lui hanno rappresentato un autentico trampolino di lancio. Il ragazzo si è molto sacrificato e questo è stato il giusto premio.

Lei è stato il primo ticinese ad approdare tra i “big” nordamericani.
All’inizio avevo logicamente un po’ di timore visto che entravo a far parte di una categoria dove il livello di gioco è altissimo. Ma la paura è poi lentamente scomparsa quando ho cominciato a conoscere lo staff tecnico e la dirigenza del club californiano, inoltre i giocatori mi hanno accolto molto bene aiutandomi ad inserirmi nel nuovo mondo hockeistico.

Purtroppo la sua permanenza nella NHL ha avuto vita breve, con i Los Angeles Kings lei ha infatti disputato una sola partita, parando comunque oltre il 90 per cento dei tiri…
Si vede che non ero all’altezza, ho invece giocato più volte nel farm team di Phoenix, in cui ho potuto acquisire una buona mentalità visto che in quella lega si gioca molto e le partite sono spesso combattutissime. Ho dovuto adattarmi anche alle piste che avevano dimensioni più piccole rispetto a quelle europee. Sono comunque contento della scelta che ho fatto, è stata un’esperienza che mi è servita, sono tornato in Ticino maggiormente arricchito sul piano dell’esperienza.

Che tipo di mondo è la NHL?
Parliamo di più di vent’anni fa quando ho vissuto quella bella esperienza. Lì tutto era più professionale, lo staff tecnico aveva molti collaboratori in tutti i settori della squadra, nulla veniva lasciato al caso, l’organizzazione societaria. Comunque in Nordamerica gli stranieri si dovevano arrangiare, adattarsi alla vita privata, cercarsi il proprio appartamento, l’auto.

Per sfondare nella NHL non basta il talento ma ci vuole anche la testa vero?
Devi sapere a cosa vai incontro e mentalmente devi essere preparato a grandi sacrifici. Il posto te lo devi conquistare con il sudore perché se qualcosa non funziona ti mettono in disparte e ti sostituiscono con un altro giocatore.

Michael Fora secondo lei può far bene nella NHL?
Conoscendolo potrà far valere il suo potenziale. È un bravissimo ragazzo, uno che lavora moltissimo e vuole sempre migliorarsi. Lui una parentesi nordamericana l’ha già fatta quando era juniores quindi conosce un poco la mentalità di questo ambiente. Se continuerà ad allenarsi ed a progredire come ha fatto sino ad ora non potrà che compiere un ulteriore salto di qualità.

Anche nei farm team si impara molto, qualcuno pensa che sia una… punizione,al contrario non è così.
Assolutamente no, perché la lotta è sempre intensissima, si gioca molto e si può ugualmente perfezionare la mentalità giusta visto che a volte le partite sono un’autentica battaglia. Molti giocatori vogliono mettersi in evidenza per approdare poi nella NHL. Anche negli allenamenti si lotta duramente.

Secondo lei in Ticino ci sono altri giocatori che meriterebbero una chance di andare in NHL?
Difficile rispondere in questo momento, anche se penso che qualcuno ci sia, senza fare nomi. Certo è che gli agenti sguinzagliati dai vari club ci osservano, Fora ad esempio era sotto la lente dei Carolina Hurricanes da tempo.

Diciamo che la Svizzera, con le brillanti prestazioni ai Mondiali, ora si è guadagnata maggior rispetto ed è sempre più seguita dalla NHL, basta vedere gli ultimi trasferimenti.
La nostra Federazione sta lavorando su più livelli ed anche il movimento giovanile ci sta guadagnando. I ragazzi così crescono, si fanno le ossa e poi diventano protagonisti con i loro club ed anche nelle varie nazionali giovanili.

Quindi ben venga anche il progetto dei Ticino Rockets… 
È stato importante iniziare questo tipo di lavoro, i ragazzi possono giocare a determinati livelli. Mancava il passaggio tra gli juniores e la prima squadra, con i Rockets questo passo è stato colmato ed i risultati si vedono visto che sono diversi i giovani che hanno potuto illustrarsi sia nel Lugano che nell’Ambrì.

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