Sport, 22 giugno 2018

Da Karius a Caballero… quando il portiere finisce nell’occhio del ciclone

Nelle ultime settimane sono stati tanti gli errori, le papere, degli estremi difensori che hanno inciso sul risultato

NIZNIJ NOVGOROD (Russia) – Quello del portiere, si sa, è un ruolo particolare: in mezzo al campo sei comunque da solo, vivi nel tuo mondo, sei tu contro il resto dei tuoi avversari. Inoltre, è un ruolo pericoloso: ad ogni minimo errore rischi di compromettere tutto il lavoro fatto dai tuoi compagni. Questo aspetto, che forse spesso in secondo piano, è balzato agli “onori” della cronaca nelle ultime settimane in maniera incredibile.

L’ultima topica, enorme e decisiva, porta la firma di Willy Caballero: l’errore del portiere dell’Argentina, nella sfida persa per 0-3 contro la Croazia, è stata assolutamente incredibile e decisiva, visto che ha favorito lo 0-1 di Rebic. Per carità… Caballero non è mai stato un top nel suo ruolo, e infatti ha praticamente sempre fatto il portiere di riserva quando si è legato a qualche squadra importante (City o Chelsea che sia), ma l’errore/orrore di giovedì sera potrebbe costare l’eliminazione dal Mondiale per la sua Albiceleste.

Un altro errore che è costato carissimo è stato, e come dimenticarselo, quello di Karius nella finale di Champions League. L’estremo difensore del Liverpool, nella serata di
Kiev, è stato in grado di commettere due papere enormi che sono costate l’1-0 e il 3-1 finale in favore del Real Madrid. Le sue lacrime e le sue scuse a fine partita hanno fatto il giro del mondo.

Un altro esempio? Ricordate Ulreich nella semifinale di ritorno di Champions League contro lo stesso Real? Il suo clamoroso liscio regalò il pallone a Benzema che depositò la sfera in rete con tanti saluti e ringraziamenti.

Certo, anche De Gea in occasione del 2-1 del Portogallo nella sfida mondiale contro la Spagna non ha fatto una bella figura. Il tiro di Ronaldo era tutto fuorché forte, angolato o imparabile, eppure…

Verrebbe da chiedersi il perché di tutti questi errori, in un lasso di tempo così ravvicinato. Colpa dei palloni troppo leggeri e che prendono direzioni incalcolabili e imprevedibili? O è colpa della tensione mentale a cui sono sottoposti questi ragazzi? È frutto del caso? Oppure, molto più semplicemente, il tutto è legato alla mediocrità di questi portiere, a volte poco considerati – se messi in relazioni con le stelle del calcio moderno, ovvero attaccanti e centrocampisti – ma che comunque ricoprono un ruolo assolutamente determinante?

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