Ticino, 16 ottobre 2026

«600’000 franchi all’IRE per scoprire l’acqua calda?»: la Lega interroga il Governo

Il gruppo parlamentare della Lega dei Ticinesi mette in discussione i contributi cantonali destinati all’Istituto di ricerche economiche dell’USI. Al centro dell’interrogazione, presentata da Mauro Minotti, l’utilità delle previsioni economiche e i risultati concreti prodotti a beneficio del Ticino.

«600’000 franchi all’IRE per scoprire l’acqua calda?». È questo il titolo dell’interrogazione presentata il 15 ottobre 2026 al Consiglio di Stato da Mauro Minotti, per la Lega dei Ticinesi, e sottoscritta dai colleghi Boris Bignasca, Omar Bally, Sem Genini, Michele Guerra, Andrea Censi, Stefano Quadri e Raffaella Zucchetti.
 

A suscitare la presa di posizione del gruppo parlamentare sono le ultime previsioni dell’Istituto di ricerche economiche (IRE) dell’USI, riportate da laRegione il 15 ottobre. Secondo queste previsioni, la disoccupazione in Ticino aumenterà nei prossimi mesi, passando dal 2,87% al 3,45% nel primo trimestre del 2027. In crescita anche la disoccupazione giovanile.
 

Una previsione che, secondo i firmatari, non rappresenta una sorpresa. Nell’interrogazione si sottolinea infatti come la situazione economica, le difficoltà delle imprese e le pressioni sul mercato del lavoro ticinese permettano già di giungere a conclusioni analoghe.
 

Da qui la critica ai contributi cantonali destinati all’IRE. Il gruppo parlamentare si domanda se sia realmente necessario spendere 600’000 franchi di denaro pubblico per ottenere conferme di una situazione ritenuta già evidente.


Per i firmatari, in un periodo caratterizzato da risparmi e sacrifici richiesti a cittadini e imprese, ogni franco pubblico dovrebbe produrre un valore aggiunto concreto. La ricerca economica, sostengono, dovrebbe concentrarsi sulle cause dei problemi e sulla proposta di soluzioni, anziché limitarsi a formulare previsioni considerate ovvie.

Le domande al Consiglio di Stato

Alla luce di queste considerazioni, il gruppo parlamentare della Lega dei Ticinesi rivolge al Governo sei domande, riportate integralmente:

-  A quanto ammontano i contributi cantonali versati all’IRE negli ultimi cinque anni e quali prestazioni concrete vengono finanziate?
-Quale valore aggiunto offrono le analisi dell’IRE rispetto ai dati già disponibili presso SECO, USTAT e altri servizi pubblici?
- Quanto si sono dimostrate attendibili le previsioni dell’IRE negli ultimi cinque anni? Quali sono stati gli scostamenti rispetto alla realtà?
- Quali decisioni politiche concrete ha adottato il Governo grazie agli studi dell’IRE? Può citare risultati misurabili a beneficio dell’economia e dei lavoratori ticinesi?
- Quali analisi ha prodotto l’IRE sulle conseguenze del frontalierato, della pressione salariale e della concorrenza transfrontaliera per i lavoratori residenti?
-Il Governo ritiene ancora giustificato questo finanziamento o intende rivederlo, destinando maggiori risorse a interventi concreti per l’occupazione?
 

L’interrogazione pone dunque al centro della discussione l’entità dei finanziamenti cantonali, l’attendibilità delle previsioni economiche, il valore aggiunto delle analisi dell’IRE e il loro impatto sulle decisioni politiche. Viene inoltre chiesto al Governo di chiarire quali studi siano stati realizzati sulle conseguenze del frontalierato, della pressione salariale e della concorrenza transfrontaliera per i lavoratori residenti.
 

Il gruppo parlamentare conclude l’atto parlamentare con una considerazione che riassume la propria posizione: «Per constatare che la disoccupazione aumenta bastano le statistiche. Per giustificare 600’000 franchi pubblici servono risultati».

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