Per quanto riguarda armi e munizioni l'esercito svizzero predilige opzioni prodotte in Svizzera, con l'obiettivo sia di rafforzare l'industria bellica nazionale, ma anche garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. Tuttavia, quando si tratta di cibo, l'Ufficio federale per gli armamenti, Armasuisse, sembra meno propenso al "made in Svizzera".
Il recente ordine di composta di mele italiana per 670'000 franchi (vedi articoli correlati), nonostante l'esistenza di una produzione locale, aveva già suscitato la profonda indignazione della Federazione svizzera dei frutticoltori. Concentrarsi il più possibile sulla produzione nazionale rafforza la sicurezza degli approvvigionamenti, riduce la dipendenza dalle importazioni e limita l'impatto climatico, aveva sottolineato la federazione. Soprattutto considerando che lo stesso esercito dichiara sul proprio sito web di dare priorità ai prodotti regionali e stagionali.
Queste critiche sembrano aver avuto scarso effetto su Armasuisse. L'ufficio ha infatti appena assegnato un contratto per le razioni militari a un'azienda straniera: 18,5 milioni di franchi svizzeri saranno spesi per pasti pronti disponibili in diverse varianti: dolci, salati con carne e salati vegetariani. Si va dalle opzioni per la colazione agli stufati di verdure, passando per piatti di pasta e riso.
Sebbene sette candidati abbiano presentato un'offerta, il contratto è stato aggiudicato all'azienda estone Kommivabrik OÜ. Armasuisse giustifica la sua scelta affermando di aver presentato l'offerta più vantaggiosa. Tenendo conto dei criteri predefiniti e della loro ponderazione, l'azienda baltica ha ottenuto il miglior risultato, sia in termini di qualità che di prezzo, spiega Armasuisse su Simap, la piattaforma ufficiale svizzera per gli appalti pubblici.
Sicurezza di approvvigionamento: queste razioni da campo devono fornire ai soldati in missione i carboidrati, le proteine e i grassi necessari. Sono composte da ingredienti liofilizzati e possono essere preparate con acqua calda o fredda. Con una durata di conservazione di otto anni, questi pasti sono pensati anche per contribuire alla sicurezza di approvvigionamento dell'esercito svizzero in caso di gravi carenze in Svizzera.
La scelta di Armasuisse ha sucitato reazioni negative in Parlamento. Il Consigliere nazionale Markus Ritter (Partito di Centro/SG), presidente della potente Unione degli Agricoltori Svizzeri, si dichiara indignato per questa decisione: "Siamo molto delusi dal fatto che il cibo svizzero, prodotto localmente, non sembri più essere una priorità per l'esercito svizzero. Dov'è finita la coscienza politica dell'esercito?", critica. "Composta di mele dall'Italia invece che dalla Turgovia. Prodotti dall'Estonia invece che dai nostri. Chi può capirlo?". Il Consigliere nazionale dei Verdi e presidente dell'Associazione dei Piccoli Agricoltori, Kilian Baumann, concorda con Ritter: "Per ragioni di sostenibilità, ovviamente preferirei che l'esercito si rifornisse di cibo in Svizzera".
E poiché anche in Svizzera c'è chi celebra "il mito dell'indipendenza", il politico bernese ritiene che "sarebbe certamente utile se, quantomeno, il cibo destinato all'esercito provenisse dal territorio nazionale".






