Svizzera, 27 giugno 2026

Moschee e sale di preghiera: i Comuni devono sapere chi c’è dietro

Quadri chiede più informazioni prima del rilascio delle licenze edilizie: promotori, finanziamenti esteri e possibili legami con ambienti estremisti non possono restare fuori dal dossier.

I Comuni devono poter sapere chi c’è dietro a una moschea o a una sala di preghiera islamica prima di rilasciare una licenza edilizia. È il senso della mozione presentata dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che chiede al Consiglio federale di modificare le basi legali federali per garantire alle autorità comunali le informazioni necessarie su promotori, finanziamenti e possibili rischi per la sicurezza.
 

Oggi, quando un Comune è chiamato a decidere su una domanda di costruzione, verifica soprattutto il rispetto delle norme edilizie e pianificatorie. Ma, secondo Quadri, questo non basta quando si tratta di strutture religiose potenzialmente collegate a reti straniere o ad ambienti dell’islam politico. In Svizzera si contano circa 250-260 moschee e sale di preghiera islamiche, mentre nuovi progetti sono in corso. Uno riguarda anche Pregassona.
 

La mozione chiede in particolare che i Comuni possano essere informati sull’identità e sull’affidabilità dei promotori del progetto, sull’origine dei finanziamenti, soprattutto se provenienti da Stati esteri o da organizzazioni estere, su eventuali collegamenti con organizzazioni estremiste o dedite alla diffusione dell’islam politico e su elementi rilevanti per la sicurezza interna già noti alle autorità federali competenti.
 


 

Il tema non è astratto. Nella motivazione dell’atto parlamentare viene ricordato il caso del terrorista turco naturalizzato svizzero autore dell’attentato di Winterthur, radicalizzatosi nella moschea An’Nur, poi chiusa perché vi veniva propagandata la jihad. Un precedente che dimostra come certe strutture non possano essere trattate unicamente come normali pratiche edilizie.
 

Quadri richiama inoltre il ruolo di Stati esteri come Qatar, Arabia Saudita e Turchia, oltre a organizzazioni come i Fratelli Musulmani, nel finanziamento di moschee in Europa con l’obiettivo di favorire la diffusione dell’islam politico. Una questione che tocca direttamente la sovranità, la sicurezza interna e la capacità delle autorità locali di decidere con piena cognizione di causa.
 

La richiesta è chiara: prima di autorizzare una nuova moschea o una sala di preghiera islamica, i Comuni devono disporre delle informazioni utili per valutare eventuali rischi per l’ordine pubblico. Non si tratta di sostituire le competenze edilizie comunali, ma di evitare che decisioni delicate vengano prese al buio, mentre le informazioni rilevanti restano chiuse nei cassetti della Confederazione.
 

Fonte: mozione di Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

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