Svizzera, 23 maggio 2026

Una lettera di Parmelin a Macron rivela le tensioni tra Berna e Parigi sul G7 di Évians

L'organizzazione del vertice del G7 previsto a Évian a giugno è fonte di tensione tra Berna e Parigi. Secondo quanto rivelato dall'emittente romanda RTS, il presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, avrebbe inviato una lettera personale al presidente francese Emmanuel Macron all'inizio di maggio per esprimere le sue preoccupazioni sull'organizzazione dell'evento. Berna inizialmente si è rifiutata di divulgare o commentare la lettera. Tuttavia, il suo contenuto è trapelato in Francia.

La lettera rivela che Parmelin ha criticato diversi aspetti dell'organizzazione francese del vertice, tra cui i costi della sicurezza, il rischio di disordini e la gestione delle proteste contro il G7. La Svizzera teme che alcuni dei problemi legati al vertice si riversino sul suo territorio, in particolare a Ginevra. Berna avrebbe anche insistito affinché venisse allestito uno spazio per le proteste sul lato francese del confine per evitare che le manifestazioni si concentrassero in Svizzera.



"Le Canard enchaîné", il settimanale francese che ha rivelato il contenuto di questa lettera, afferma che essa ha irritato profondamente il governo francese. Secondo diverse testate giornalistiche, tra cui "Le Temps", alcune risposte francesi alle richieste svizzere sono state percepite da Berna come condiscendenti. La decisione del cantone di Ginevra di autorizzare una manifestazione anti-G7 il 14 giugno ha ulteriormente complicato la situazione. Le autorità ginevrine hanno preferito regolamentare l'evento piuttosto che vietarlo, una scelta che mette la Confederazione Svizzera in una posizione scomoda, dato che da mesi sta cercando di convincere Parigi ad assumersi la responsabilità delle proteste sul proprio territorio.

Sempre secondo "Le Canard enchaîné", Parigi minimizza il rischio di disordini a Ginevra e sostiene che, qualora si verificassero, sarebbero più legati al voto, previsto per lo stesso giorno, sull'iniziativa "No a una Svizzera a 10 milioni". Il settimanale definisce questa argomentazione "completamente in malafede".

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