Mentre politici e imprenditori denunciano una presunta carenza di manodopera, sul mercato del lavoro sempre più annunci escludono esplicitamente persone che sono nel pieno della loro età lavorativa. A 46 anni, per molte aziende si è già troppo vecchi, come conferma un barometro delle risorse umane. Il Blick cita l'esempio di un'azienda di Zugo che cerca un commercialista di "età ideale: tra i 25 e i 45 anni". Oppure un'altra azienda di Oftringen, nel canton Argovia, dove un venditore di accessori per motociclette non deve avere più di 40 anni. Questi esempi, tratti dal portale Jobs.ch, sono solo la punta dell'iceberg. Una semplice ricerca sul sito rivela decine di annunci che indicano limiti di età, spesso fissati a 45 anni, o mascherati da termini come "nativo digitale" o "team giovane e dinamico". In altri, rari casi, sono i giovani ad essere esclusi. All'inizio dell'anno, un'azienda di assistenza domiciliare ha suscitato indignazione dichiarando di essere alla ricerca di un manager "con cuore e buon senso - niente Generazione Z!". Di fronte alle polemiche, l'azienda era stata costretta a rimuovere l'annuncio discriminatorio.
Il paradosso è evidente: mentre i politici vogliono innalzare l'età pensionabile e il mondo imprenditoriale lamenta la mancanza di personale qualificato, interi segmenti della popolazione attiva vengono esclusi senza nemmeno avere la possibilità di essere chiamati per un colloquio di lavoro. Gli specialisti delle risorse umane confermano la discriminazione. Il Barometro dell'occupazione 2025 della società Von Rundstedt (ora Alixio Group) è inequivocabile: "I lavoratori over 50 incontrano ancora una volta maggiori difficoltà a trovare lavoro rispetto agli anni precedenti". L'indagine, condotta su 1'500 manager ed esperti di risorse umane, rivela che il 77% degli intervistati riconosce l'esistenza della discriminazione basata sull'età. Ancor peggio: mentre due terzi dei selezionatori affermano di essere favorevoli all'assunzione di persone over 55, solo il 20% rispetta tale priorità all'interno delle proprie aziende.
In materia di discriminazione basata sull'età, la Svizzera rappresenta un'eccezione. Nell'UE, negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi occidentali, tali annunci sono severamente vietati, così come le discriminazioni razziste o sessiste. In Germania, la legge si spinge ancora oltre: bastano semplici indizi di discriminazione per invertire l'onere della prova. Spetta quindi al datore di lavoro dimostrare che l'età non ha influito sul rifiuto di un candidato. Un compito considerato estremamente difficile nella pratica. Anche in Svizzera la Costituzione federale vieta la discriminazione basata sull'età ma, in assenza di una legislazione specifica in materia, le violazioni non possono essere perseguite.
Per Heidi Joos, direttrice generale dell'associazione Avenir 50 plus, che tutela gli interessi delle persone anziane, questa impunità deve finire. "È fondamentale avere una base giuridica per prevenire efficacemente la discriminazione nella ricerca di lavoro, sia nei confronti delle persone anziane che di quelle più giovani" afferma, interpellata dal Blick. Il divieto sancito dalla Costituzione federale non è sufficiente di per sé, perché il diritto di agire legalmente richiede necessariamente una legge corrispondente. In questo caso, ci sono voluti 15 anni prima che venisse creato uno strumento utilizzabile per l'azione legale, nel 1996, con la Legge sull'uguaglianza. Che però non copre le discriminazioni basate sull'età.
“È sconcertante che i politici abbiano deriso per anni la tutela legale contro la discriminazione basata sull'età, mentre tutti i paesi limitrofi l'hanno ormai introdotta”, critica Joos. Il Consiglio federale, dal canto suo, difende la libertà contrattuale. Berna teme che un divieto sarebbe controproducente, spingendo le aziende a condurre colloqui puramente formali quando la scelta è già stata fatta internamente.
Un'argomentazione respinta dalla direttrice di Avenir 50 Plus. “Un divieto aumenta le possibilità di essere chiamati per un colloquio. Le persone anziane possono così mettere in evidenza i propri punti di forza durante il colloquio, invece di essere scartate non appena presentano la candidatura”. Per lei, una legge creerebbe nuove vie per difendersi dalla discriminazione, anche in tribunale se necessario.
L'Unione svizzera degli artigiani e delle arti dal canto suo si oppone a qualsiasi ulteriore regolamentazione. “Il mercato del lavoro svizzero funziona bene proprio perché si basa sulla libertà contrattuale, sulla flessibilità e su una regolamentazione snella”, spiega la portavoce Simone Hinnen. Secondo l'organizzazione, la vera sfida non è reclutare lavoratori più anziani, bensì il loro reinserimento nel mondo del lavoro dopo un periodo di disoccupazione. L'organizzazione auspica misure mirate, come la formazione continua e modalità di lavoro flessibili, piuttosto che nuove restrizioni legislative.





