Stefano Quadri porta in Gran Consiglio il caso del nuovo sistema NMTS per la riscossione della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni, la TTPCP. Con un’interrogazione al Consiglio di Stato, sottoscritta anche da Sem Genini, Boris Bignasca, Raffaella Zucchetti, Giancarlo Seitz, Mauro Minotti e Alessandro Mazzoleni, il deputato leghista chiede al Governo cantonale di chiarire se il nuovo modello garantisca davvero controlli sufficienti e se eventuali lacune possano tradursi in perdite finanziarie per il Ticino.
Il punto non è la tassa sui camion in sé, ma il sistema con cui viene riscossa. Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, il nuovo NMTS avrebbe sostituito un modello precedente ritenuto più affidabile sul piano del controllo e della prevenzione degli abusi. Le criticità segnalate riguardano soprattutto il peso attribuito alle autodichiarazioni degli operatori, la possibilità di modificare i dati anche dopo l’uscita dal territorio svizzero e strumenti di verifica giudicati insufficienti.
Il rischio indicato dagli interroganti è concreto: dichiarazioni inesatte o fraudolente, in particolare sui chilometri percorsi, potrebbero ridurre il gettito della TTPCP. E siccome anche il Cantone Ticino partecipa agli introiti della tassa sul traffico pesante, eventuali inefficienze del sistema non resterebbero un problema astratto di Berna, ma potrebbero avere ricadute dirette sulle finanze cantonali.
Quadri e cofirmatari chiedono quindi al Consiglio di Stato se sia a conoscenza delle criticità segnalate, quale valutazione dia dell’affidabilità del nuovo sistema rispetto al precedente e se esistano stime su possibili perdite finanziarie per il Cantone. Al Governo viene inoltre chiesto se siano già stati presi contatti con le autorità federali competenti per chiarire la situazione e sollecitare eventuali correttivi.
L’interrogazione tocca anche il tema dei controlli sul territorio. In particolare, viene citata la sensibilità di valichi come quello di Chiasso, dove il traffico pesante in transito rappresenta da sempre una questione delicata non solo dal profilo fiscale, ma anche da quello della sicurezza. La domanda politica è semplice: il nuovo sistema garantisce ancora un livello adeguato di controllo oppure ha aperto spazi a disfunzioni e abusi?
Per il Ticino la questione non è secondaria. Se il sistema di riscossione non funziona come dovrebbe, a pagare il prezzo rischiano di essere anche le casse cantonali. Da qui la richiesta al Consiglio di Stato di prendere posizione e, se necessario, proporre misure specifiche per tutelare gli interessi finanziari e la sicurezza del Cantone.





