Mondo, 23 aprile 2026

Attico di super Lusso comprato a Monaco: "da dove vengono i soldi del magnate ucraino?"

Mentre il mondo resta a bocca aperta davanti all'acquisto dell'appartamento più costoso della storia — 471 milioni di euro per un attico a Monaco — la domanda sorge spontanea: come ha fatto un uomo nato tra le miniere di carbone della periferia sovietica a accumulare una fortuna tale da permettersi di spendere mezzo miliardo per una casa vacanze? Per capire l'origine dell'impero di Rinat Akhmetov, bisogna scavare nelle ombre degli anni '90, tra il crollo dell’URSS e la nascita del capitalismo selvaggio nell’Est Europa.
 

Dalle miniere di Donetsk al vuoto di potere

Nato nel 1966 a Donetsk, Rinat Leonidovič Akhmetov non è figlio di nobili o accademici. Suo padre era un minatore e sua madre una commessa. La sua scalata inizia nel decennio più torbido della storia recente: il post-1991. Quando l'Unione Sovietica si frantuma, l'Ucraina diventa il "Far West" delle privatizzazioni. In quel caos, asset industriali immensi (miniere, acciaierie, centrali elettriche) vengono svenduti o accaparrati da chi ha il coraggio — e i mezzi — per rischiare.
 

Akhmetov ha sempre dichiarato di aver costruito la sua fortuna attraverso investimenti rischiosi in asset che nessuno voleva. Tuttavia, la sua ascesa è indissolubilmente legata alla figura di Achat Brahin, noto come "Alik il Greco", allora presidente dello Shakhtar Donetsk e figura centrale nel potere economico (e non solo) del Donbass. Dopo la morte di Brahin in un attentato dinamitardo allo stadio nel 1995, Akhmetov ne eredita l'impero commerciale e la presidenza della squadra di calcio.
 

Il braccio operativo: la SCM (System Capital Management)

La vera macchina da soldi nasce nel 2000, quando Akhmetov fonda la SCM. Attraverso questa holding, il magnate consolida il controllo su:

  • Metinvest: il gigante dell'acciaio e delle miniere (proprietario della tristemente nota Azovstal di Mariupol).

  • DTEK: il principale operatore energetico privato del Paese.

  • Settore bancario e mediatico: consolidando un'influenza che per anni lo ha reso il vero "kingmaker" della politica ucraina.

Sebbene diverse inchieste giornalistiche internazionali (dalla Neue Zürcher Zeitung al Kyiv Post) abbiano cercato di collegare la sua ricchezza ai clan degli anni '90, Akhmetov ha sempre risposto con querele milionarie, vincendole e ottenendo smentite ufficiali.
 

Oligarca o patriota? Il paradosso di un impero

Per anni, Akhmetov è stato il volto dell'oligarca ucraino per eccellenza. Tuttavia, nel 2022, il governo di Kiev lo ha ufficialmente rimosso dalla lista degli "oligarchi" secondo i nuovi criteri di legge. Un tempismo perfetto, coinciso con la sua netta presa di posizione anti-russa e la perdita di gran parte dei suoi asset industriali nel Donbass, distrutti dai russi o finiti sotto occupazione.
 

Oggi, il magnate sostiene che i suoi soldi derivino dalla gestione efficiente di un impero diversificato che spazia dall'acciaio al gas naturale liquefatto. Eppure, l'acquisto dell'attico a Monaco — finalizzato nel 2024 per 188.000 euro al metro quadro — fa riemergere un quesito etico: è possibile che i profitti di un impero nato sulle risorse naturali di un Paese oggi in guerra finiscano per finanziare il mercato immobiliare più esclusivo del pianeta?
 

Tra le donazioni per lo sforzo bellico e gli yacht da 500 milioni di euro, la provenienza della ricchezza di Akhmetov rimane un mix di intuito imprenditoriale, privatizzazioni post-sovietiche e una capacità senza pari di restare a galla mentre tutto intorno, letteralmente, crolla.

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