Ticino, 06 aprile 2026

Christian Tresoldi: "Abusi sui minori, una sola risposta: tolleranza zero"

Quando emerge un caso di abuso su un bambino o su una bambina, non si può reagire con leggerezza, con ambiguità o con il solito atteggiamento del “vedremo”, “accertiamo”, “non generalizziamo”. Certo, le garanzie giuridiche vanno sempre rispettate. Ma una cosa deve essere chiara fin da subito: chi usa il proprio ruolo educativo per avvicinarsi in modo manipolatorio o predatorio a un minore compie una delle forme più gravi di tradimento umano e sociale.
 

Un insegnante non è un impiegato qualunque. È una figura che entra nella vita dei più piccoli in una fase delicatissima, quando si formano la fiducia, l’autostima, il rapporto con il proprio corpo, con l’autorità e con il mondo adulto. Per questo, quando chi dovrebbe educare e proteggere diventa invece fonte di paura, confusione o trauma, il danno può essere devastante e lasciare conseguenze profonde e durature.
 

Non basta indignarsi ogni volta che un caso finisce sui giornali. Non basta il clamore di qualche giorno, seguito poi dal silenzio. Serve una riflessione seria e servono soprattutto misure concrete. La prima deve essere una linea di assoluta fermezza: chi compie abusi sui minori deve essere immediatamente allontanato, sottoposto ad accertamenti rigorosi e, se riconosciuto colpevole, punito in modo severo. Su questi reati non possono esserci leggerezze né minimizzazioni.
 


 

Ma oltre alla repressione serve prevenzione. Ed è qui che politica e istituzioni devono avere il coraggio di fare un passo in più. Se affidiamo i nostri figli a docenti, educatori e figure scolastiche per molte ore al giorno, è legittimo chiedere controlli più seri sull’idoneità di chi lavora a stretto contatto con minori. Non per creare cacce alle streghe, ma per introdurre strumenti di valutazione più prudenti, moderni e responsabili.
 

Va detto con chiarezza: non si vuole fare di tutta l’erba un fascio. Nella scuola ci sono moltissimi insegnanti seri, preparati e di grande valore, che ogni giorno svolgono il loro compito con passione, equilibrio e senso del dovere. Sono spesso figure fondamentali nella crescita dei ragazzi e meritano rispetto e riconoscenza. Proprio per questo, però, bisogna avere il coraggio di riconoscere che non tutti sono adatti a ricoprire un ruolo così delicato. Siamo tutti esseri umani, e tra gli esseri umani esistono anche persone disturbate, fragili o pericolose, che in certi contesti possono fare soltanto danni.
 

Naturalmente bisogna evitare etichette superficiali: non ogni disagio psicologico rende una persona pericolosa. Ma esistono comportamenti, segnali, incapacità relazionali profonde o squilibri che, se intercettati in tempo, possono evitare tragedie. In professioni tanto delicate, la selezione non può fermarsi ai titoli di studio o a un concorso superato anni prima. Servono verifiche, monitoraggi, canali di segnalazione efficaci, formazione obbligatoria e procedure rapide di sospensione cautelativa quando emergono elementi gravi.

Christian Tresoldi

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