La scomparsa di Umberto Bossi riporta inevitabilmente alla memoria anche un pezzo di storia politica ticinese. Il fondatore della Lega Nord, infatti, non ha inciso soltanto in Italia, ma ha lasciato un segno pure alle nostre latitudini, soprattutto attraverso il rapporto con Giuliano Bignasca e con la Lega dei Ticinesi.
Norman Gobbi, intervistato da Mattia Sacchi, ha ricordato come il primo contatto con quel mondo risalga addirittura alla giovinezza, quando vide arrivare a Piotta le prime bandiere della Lega Lombarda. Poi, nel 1996, l’incontro diretto durante la celebre trasferta per l’ampolla del Po: un episodio che gli lasciò l’impressione di un leader capace di mobilitare il popolo con carisma e linguaggio diretto.
Ma nel ricordo di Gobbi pesa soprattutto il lato umano. «Quello che mi resta di più è la grande amicizia che c’era tra loro due», ha detto riferendosi al legame tra Bossi e il Nano. Un rapporto che andava oltre la politica e che si vide anche in momenti privati, nelle visite al Cardiocentro dopo l’ictus e persino al funerale di Giuliano Bignasca, ultima occasione in cui Gobbi vide il Senatur di persona.
Sul piano politico, il giudizio del consigliere di Stato è netto: «Ha cambiato totalmente il modo di fare politica» e «in Italia c'è stato un prima e un dopo Umberto Bossi». Un riconoscimento pesante, che fotografa bene ciò che Bossi rappresentò: un personaggio divisivo, spesso scomodo, ma capace di rompere un sistema allora ingessato e di imporre un linguaggio politico che, nel bene o nel male, ha fatto scuola.
Fonte: cdt.ch / Mattia Sacchi






