Svizzera, 07 marzo 2026

Il CF collabori con il Ticino affinché la “tassa sulla salute” italiana torni a vantaggio dell'erario ticinese (e federale)

La cosiddetta “tassa sulla salute” che l’Italia intende prelevare dai “vecchi” frontalieri è stata ancorata nella legge finanziaria italiana e quindi dispone ora di una base legale. La tassa sulla salute, in un’ottica di mercato del lavoro ticinese, è di per sé positiva: aumentando la pressione fiscale sui vecchi frontalieri – che sono dei privilegiati fiscali – si ottiene un effetto anti-dumping salariale.

Va rilevato che le notizie sul presunto calo dei frontalieri in Ticino rientrano nel campo delle “fake news”: è vero che a fine dicembre 2025 il numero globale dei frontalieri attivi in Ticino era inferiore di ca 140 unità – su quasi 80mila! – rispetto a fine dicembre 2024. Ma, nello stesso periodo di tempo, i frontalieri sono aumentati proprio in quei settori professionali in cui essi si sostituiscono ai lavoratori residenti.

L’irrisorio calo complessivo è dunque imputabile alla chiusura di realtà (vedi Gucci) che assumevano quasi solo frontalieri, e non ad una fantomatica “inversione di tendenza”.
 


 

La tassa italiana sulla salute in funzione “antidumping” è quindi benvenuta. L’obiettivo elvetico non deve essere impedirne la messa in vigore, bensì utilizzarla a proprio vantaggio, per mantenere sul territorio ticinese (e nazionale) una quota maggiore delle imposte versate dai “vecchi” frontalieri.
 

Chiedo al CF:

  1. La tassa sulla salute ha in realtà tutte le caratteristiche di un’imposta, tanto più che verrebbe prelevata in base al reddito. Si trattasse di un’imposta, costituirebbe una violazione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Violazione che permetterebbe di rimettere in discussione i ristorni, o quantomeno l’ammontare dei medesimi, a vantaggio dell’erario ticinese, e anche di quello federale. E’ intenzione del CF allinearsi al Ticino nell’argomentare che la tassa sulla salute sia un’imposta, e quindi nel portare elementi in tal senso? Oppure la politica del CF consiste nell’accettare violazioni di accordi internazionali da parte dell’Italia a danno del Ticino, per non avere (ulteriori) discussioni con Roma?

  2. In presenza di un’accertata, o quanto meno assai verosimile, violazione italiana dell’accordo sulla fiscalità dei “vecchi” frontalieri tramite tassa sulla salute: è intenzione del CF adoperarsi per una soluzione che preveda che l’introito della tassa sulla salute venga dedotto dai ristorni?

  3. Affinché sia la Svizzera che l’Italia abbiano un tornaconto nell’operazione di cui al punto 2, e per evitare che l’Italia rinunci all’introduzione della tassa sulla salute per non rischiare di perdere i ristorni - ciò che non sarebbe negli interessi del Ticino: sarebbe immaginabile una deduzione parziale?

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

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