Il caso Camignolo rischia di lasciare un segno ben oltre la sorte giudiziaria dei due agenti coinvolti. Lo sostiene la Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia (FSFP), sezione di Lugano, che in un comunicato del 2 novembre esprime «profonda preoccupazione» per gli sviluppi relativi all’intervento del 13 ottobre 2025, durante la presenza del consigliere federale Ignazio Cassis. La Federazione manifesta solidarietà ai colleghi, richiamando l’indipendenza della magistratura e la presunzione d’innocenza.
Nel mirino ci sono le considerazioni del procuratore generale Andrea Pagani sulle modalità alternative con cui gli agenti avrebbero potuto intervenire, poste anche alla base dei decreti d’accusa. La FSFP esprime «profonda perplessità»: secondo la sezione luganese, le scelte contestate rispondono a procedure professionali e a esigenze di sicurezza. Individuare un’alternativa e poterla concretamente applicare sono due cose diverse: entrano in gioco competenze, condizioni operative e tutela delle persone coinvolte.
La Federazione, che si dichiara indipendente dagli schieramenti politici, deplora inoltre chi sfrutta procedimenti non ancora conclusi per alimentare la contrapposizione politica, finendo per delegittimare la polizia. Il richiamo è esplicito: «Prima di formulare giudizi così categorici, sarebbe quantomeno doveroso attendere che la giustizia abbia concluso il proprio corso».
L’avvertimento più netto riguarda però il lavoro sul terreno: il pericolo, scrive la FSFP, è che gli agenti «inizino a esitare prima di intervenire» nelle situazioni critiche. La Federazione non rivendica una polizia sottratta al controllo della giustizia, ma chiede che le difficoltà della professione siano considerate nelle valutazioni sul suo operato. E conclude: «Il rispetto dello Stato di diritto passa anche attraverso il rispetto di chi, ogni giorno, è chiamato a farlo osservare».









