CRANS-MONTANA - Il Consiglio federale chiede al Parlamento di stanziare un credito di 35 milioni di franchi quale contributo di solidarietà, in varie forme, alle vittime del rogo di Crans-Montana. Al di là delle possibili pressioni estere evocate nel dibattito pubblico, la decisione solleva interrogativi di merito che non possono essere ignorati.
Primo: il confronto con l’alluvione in Vallemaggia è inevitabile. In quel caso, alla fine, la somma stanziata è meno della metà di quella prevista per Crans, e il Ticino ha dovuto insistere ripetutamente a Berna per ottenere ascolto. Qui, invece, le risorse sembrano materializzarsi con sorprendente rapidità.
Secondo: il rogo al Constellation non è una catastrofe naturale. Esistono responsabilità precise - dei proprietari del bar, delle autorità comunali e, se del caso, cantonali - che spetterà all’inchiesta chiarire. Il Comune di Crans ha un capitale proprio di 162 milioni di franchi. Il Canton Vallese riceve oltre 800 milioni all’anno dalla perequazione finanziaria federale (è il secondo Cantone maggiormente beneficiato), più 110 milioni di contributi dalla BNS.
Terzo e quarto punto: un contributo federale crea una disparità rispetto a tragedie passate e stabilisce un precedente. Inoltre, far intervenire la Confederazione con fondi dei contribuenti avvalora la campagna mediatica italiana che presenta il rogo come responsabilità collettiva svizzera. Per Quadri, “il Consiglio federale deve smetterla di usare i soldi dei cittadini per farsi bello sui media esteri”. E aggiunge: “Se, come appare probabile, la maggioranza parlamentare approverà comunque il contributo, si abbia almeno la decenza di defalcare la somma dagli aiuti all'estero”.
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi






