«La periferia non è una condizione geografica, ma una conseguenza delle scelte — o delle non scelte». È da questa constatazione che Luca Frasa, municipale di Quinto, legge il futuro della Leventina. Un territorio attraversato da uno degli assi Nord–Sud più strategici d’Europa, ma che continua a essere vissuto e percepito come semplice zona di passaggio, senza riuscire a trattenere valore economico e sociale.
Il paradosso, osserva Frasa, è evidente: «i flussi ci attraversano, ma il valore generato resta limitato». Negli ultimi anni non sono mancate strategie, piani e discussioni su turismo sostenibile e sviluppo regionale. Ma senza investimenti concreti tutto resta teoria. «Nessuna strategia funziona se non è accompagnata da investimenti in strutture e infrastrutture di qualità», capaci di attrarre famiglie, sportivi, eventi e visitatori durante tutto l’anno.
Per la Leventina il nodo è politico prima che tecnico. «Il vero rischio non è investire, ma non farlo», afferma Frasa. Investire non significa sperperare risorse pubbliche, ma «anticipare i bisogni, creare valore aggiunto, offrire motivi concreti per fermarsi, tornare e vivere il territorio». Le regioni di montagna, sottolinea, non hanno bisogno di interventi estetici, ma di progetti strutturali che generino economia locale e rafforzino identità e qualità della vita.
Guardare fuori Cantone aiuta a capire. Châtel-Saint-Denis, partendo da una posizione periferica, ha scelto di investire in strutture moderne e multifunzionali ed è diventato un polo attrattivo. «Non è una questione di dimensioni o di fortuna», ma di scelte politiche chiare. La Leventina, tra Biasca, Bellinzona e l’alta valle, ha risorse reali. Ora deve decidere se continuare a essere attraversata o diventare una destinazione.





