Svizzera, 28 gennaio 2026

Scalpore e rabbia a Berna per le richieste dell'Italia, ma c'è disaccordo su come reagire

Le richieste dell'Italia in merito all'inchiesta di Crans-Montana stanno suscitando scalpore tra i politici svizzeri. A Berna, cosa singolare, la posizione italiana è stata accolta con una condanna unanime. Tuttavia, le opinioni su come reagire divergono, con alcuni che propugnano il dialogo e altri una posizione più ferma.

Tra i rappresentanti eletti di tutto lo spettro politico, nessuno sostiene le richieste di Roma di essere coinvolta nell'inchiesta sull'incendio di Crans-Montana. Sia a sinistra che a destra, le parole "inaccettabile" e "incomprensibile" sono i termini più frequentemente usati. Si parla di ingerenza, persino di ricatto, e l'irritazione tra i deputati è palpabile.

Sebbene molti parlamentari considerino la reazione italiana una manovra di pubbliche relazioni rivolta principalmente all'elettorato italiano, si teme che questa pressione possa comunque influenzare il sistema giudiziario vallesano. Alcuni ritengono che l'Italia "farebbe meglio a ripulire la propria immagine", sottolineando, ad esempio, che nessuno è stato ancora condannato dopo il crollo del ponte di Genova, che aveva causato la morte di 43 persone nel 2018.

"Si tratta di minacce davvero gravi allo stato di diritto; sembra una scena western, e dobbiamo essere molto vigili", ha commentato Jessica Jaccoud (PS/VD). "Questo non sta accadendo solo negli Stati Uniti, ma anche proprio alle nostre porte. La Svizzera deve rimanere ferma e chiara: la separazione dei poteri non è solo qualcosa che ci fa comodo; è un principio fondamentale dello stato di diritto".

"Insinuare che la giustizia sia amministrata male e che l'Italia dovrebbe intervenire per aiutarci a farla funzionare correttamente è offensivo", ha affermato Mauro Poggia (MCG/GE) al telegiornale dell'emittente romanda RTS.



Le opinioni, tuttavia, divergono sulla risposta appropriata. Alcuni sostengono un approccio più misurato, come il Consigliere nazionale Manfred Bühler (UDC/BE), favorevole al dialogo. Interpellato dalla RTS, Bühler accoglie con favore l'iniziativa del presidente federale dell'UDC Guy Parmelin, che ha incontrato venerdì a Berna le famiglie delle vittime italiane. Altri, al contrario, ritengono necessaria una posizione più decisa. Il deputato Vincent Maitre (Centro/GE) suggerisce che il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dovrebbe, tra le altre cose, convocare a sua volta l'ambasciatore italiano. "La Svizzera deve anche far conoscere la propria posizione attraverso quella che viene chiamata una nota verbale, ovvero una protesta scritta al governo italiano per ricordare loro che l'indipendenza e la sovranità della Svizzera non sono concetti a geometria variabile", suggerisce il ginevrino.

"Ogni volta che non riusciamo a tracciare confini netti tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è, rischiamo di vederli erodersi, insieme ai valori che rappresentano", sostiene il rappresentante del partito di Centro.

Il governo, da parte sua, riconosce l'unicità della situazione: "Nella storia recente delle relazioni tra Svizzera e Italia, stiamo vivendo un livello di tensione estrema mai visto prima", ammette Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del DFAE. "È vero che si tratta di una situazione del tutto inusuale". Nel merito, il DFAE si limita a ribadire che la richiesta dell'Italia di essere coinvolta nell'inchiesta rientra nella competenza della magistratura vallesana, non delle autorità politiche, in conformità con il principio della separazione dei poteri. Il Canton Vallese fa eco a questa opinione, affermando inoltre di non avere alcun diritto di commentare le relazioni internazionali.

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