Sport, 23 febbraio 2025

“YB, è l’ultima spiaggia. Se perde dice addio al titolo”

Parla Patrick Rossini, ex bomber bianconero, che nel 2015 segnò al Wankdorf

LOCARNO  - Patrick Rossini continua a segnare. Anche a Locarno, club nel quale è tornato la scorsa estate, ha portato la sua vena realizzativa e la sua grande dedizione, caratteristiche che lo hanno accompagnato nella lunga carriera (ha vestito la maglia di Bellinzona, Ascona, Locarno, Borgomanero, Sciaffusa, Zurigo, Lugano, Aarau, Chiasso, Giubiasco, Paradiso, Collina d’Oro e ancora Locarno). E oggi a 37 anni il giocatore- girovago di Giubiasco ha ancora voglia di stupire.“Ho girato in parecchie squadre e mi sono sempre divertito. Che è la cosa più importante per un calciatore. Al Lido mi trovo benissimo, in particolare ho un ottimo feeling con il presidente Mauro Cavalli”, ci ha detto martedì scorso poco prima di mettersi in cammino verso Sementina, dove i verbanesi hanno affrontato in amichevole la squadra bellinzonese. 



Con lui abbiamo parlato soprattutto della sfida odierna fra lo Young Boys e la capolista Lugano, una sorta di ultima spiaggia per i campioni svizzeri, che in caso di sconfitta vedrebbero svanire le speranze di rimonta. La Super League, insomma, si infiamma: questo è il momento cruciale della stagione. 


Patrick Rossini: per i gialloneri è una partita da dentro o fuori. È d’accordo?
Assolutamente. Solo in caso di successo lo Young Boys potrebbe rientrare nel giro delle papabili al titolo. Un pareggio non lo accontenterebbe. Una sconfitta lo taglierebbe fuori dai giochi: se i bianconeri dovessero vincere il vantaggio salirebbe a +11. Troppi, a questo punto della stagione. E comunque la vedo dura per i bernesi… 


Prego?
Nel senso che avranno tutta la pressione sulle loro spalle e poi la squadra di Croci Torti ha una forza mentale pazzesca. Dopo il passo falso contro il San Gallo e il pareggio interno contro il Grasshopper, ha risposto alla grande battendo e dominando il Lucerna, una delle compagini più in forma del campionato. Una dimostrazione di solidità psichica ma anche di consapevolezza nei propri mezzi. Merito di coach Croci Torti.


Nei suoi commenti lei dimostra sempre di apprezzare il tecnico ticinese.
Mentalmente è fortissimo. È capace a trascinare, a coinvolgere, a motivare tutti con una forza incredibile. I giocatori lo stimano molto e sono pronti a dare tutto per lui. Direi che Croci Torti è un eccellente allenatore e lo si vede anche nella lettura delle partite e nei cambi che fa… 


Il Lugano, salvo qualche recente scivolone, ha sempre presentato un bel gioco. 
Da questo punto di vista è certamente una delle migliori squadre svizzere. Ha uno stile e lo può cambiare a seconda degli avversari che affronta. 


Rispetto al club che lei conosceva, questo ha compiuto dei passi da gigante.
Il Lugano ormai è una solida realtà del nostro torneo. Grazie a Joe Mansueto ha saputo cambiare marcia e diventare una delle realtà più importanti del panorama elvetico. Prima, con Angelo Renzetti, aveva un formato più famigliare e meno mezzi economici. E qui bisogna dare atto all’ex presidente di aver compiuto un mezzo miracolo. Il Lugano di oggi è anche conseguenza del suo grande lavoro.


L’amuleto della nonna
Patrick Rossini è stato il primo giocatore bianconero a segnare una rete al Wankdorf dal giorno in cui il Lugano è tornato in Super League (campionato 2015/2016). Una rete, fra l’altro, decisiva e fondamentale. 


L’attaccante ricorda benissimo quel giorno.
Come no? Eravamo stati promossi a maggio al termine della difficile partita di Bienne, nella quale conquistammo la matematica certezza di poter risalire dopo 13 anni nella massima serie. Nel nuovo campionato faticammo inizialmente ad adattarci: ritmo più alto, forza fisica e qualità superiori. Oltretutto Renzetti apportò dei cambiamenti importanti. Il primo fu sulla panchina, sulla quale non sedeva più Livio Bordoli, tecnico della promozione, ma un certo Zdenek Zeman, un vero maestro di calcio, bravissimo direi, ma col quale feci un po' fatica. Il suo stile di gioco non era adatto alle mie caratteristiche. Comunque mi schierò sempre titolare e ciò mi diede molto morale. 


Torniamo in argomento e a quel gol decisivo: era il 12 agosto 2015, stadio Wankdorf, un caldo tremendo.
Tirai in modo molto forte e dopo la respinta del portiere bernese la palla mi rimbalzò sulla mia mano, finendo in porta. L’arbitro non si accorse dell’infrazione. Oggi con il VAR lo avrebbe annullato. Alla fine fu una festa, quel risultato ci diede animo. A fine stagione ci saremmo salvati.


Quel gol fu propiziato anche da un braccialetto.
È vero, mia nonna Elvezia mi aveva regalato qualche tempo prima un braccialetto portafortuna e l’avevo proprio sullo stesso braccio con il quale realizzai quella rete, come detto, importantissima.

M.A. 

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