Sport, 03 giugno 2024

Quando il “come” fa più male della sconfitta

La pazzesca lotteria dei rigori che ieri ha permesso al Servette di strappare di mano al Lugano la Coppa Svizzera difficilmente verrà dimenticata

LUGANO – Nello sport, e nel calcio in particolare, le frasi fatte, le frasi retoriche spesso e volentieri si sprecano. Si dice, quando si perde, che “si esce a testa alta” (quante volte lo abbiamo sentito dire da chi ha appena perso una coppa?) o “che dalle sconfitte si può imparare più che dalle vittorie”, ma è innegabile che da alcuni KO è difficile riprendersi o, quantomeno, dimenticarli. La sconfitta di ieri del Lugano, nella finale della Coppa Svizzera, è una di quelle che può anche lasciare degli strascichi nella testa del gruppo squadra, dello staff tecnico e societario. Sì perché perdere non è mai bello, farlo come è accaduto ieri ai bianconeri fa davvero tanto male. 

 
 
Lasciando stare per un attimo il rigore più che dubbio non concesso ai bianconeri a pochi minuti dal 90’ per un fallo di mano del ginevrino Tsunemoto apparso solare, su cui il VAR ha deciso di sorvolare per motivi alquanto incomprensibili, il Lugano non ha avuto un’occasione per riportare in Ticino la Coppa, ma ben tre (!). Tre rigori decisivi che potevano rendere speciale la giornata e la trasferta del popolo bianconero e ticinese: sarebbe stato bellissimo, sarebbe stato storico, sarebbe stato il coronamento di un cammino meraviglioso. Sarebbe stato appunto… perché quei rigori di Sabbatini (che magnifico “addio” sarebbe potuto essere il suo), di Steffen e di Hajdari gridano vendetta.
 
 
Non solo perché sarebbero stati decisivi, ma per come sono stati calciati. Forte, di collo, tentando di centrare l’incrocio dei pali il primo. Incrociato, malamente, e neanche così forte, il secondo. Quasi centrale, calciato con poca forza e convinzione, il terzo. E il calcio, come tutti gli sport, quando sbagli così in maniera clamorosa, prima o poi ti presenta il conto… e il conto bianconero ieri è stato salato, salatissimo. Talmente salato da diventare amaro… amarissimo. Sì perché la sensazione, dopo l’errore di Hajdari, era quella che il Lugano si era ormai giocato tutte le sue carte con la buona sorte: la parata di Mall – entrato proprio per difendere i pali ginevrini in occasione dei rigori – sul secondo tentativo di Mai è sembrata la logica conclusione di una lotteria dagli 11 metri indimenticabile.
 
 
Già indimenticabile… e questo sarebbe un vero problema per i bianconeri. La società ha già dichiarato che l’obiettivo sarà quelli di tornare l’anno prossimo a Berna per giocarsi la coppa, ma sarà fondamentale come prima cosa prendere il clamoroso KO di ieri e metterlo da parte, soprattutto dalla testa di giocatori, staff tecnico e dirigenziale. E non sarà evidente…

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